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Crisi dei valori e delle certezze nel terzo millennio

Il tempo, con l’urgenza implacabile del suo corso, ha attraversato la soglia del nuovo secolo traghettandoci in un nuovo millennio, e subito ci siamo resi conto di ritrovarci tra un intrico di vie un po’ deviate rispetto al sentiero ben tracciato in origine. Si parla di crisi di valori, generazionale, esistenziale, e tanto di quella economica.

In diversi momenti storici, soprattutto nelle società più evolute, si è avuta l’impressione del ‘controllo della realtà’, nelle sue molteplici rappresentazioni ed espressioni, forse in virtù del grado di progresso raggiunto, e delle presunte certezze che esso poteva offrire. Alla luce di oggi, tali certezze, lungo un prospetto di analisi e rivolgimenti di epoche, ci appare invece come un miraggio del tempo, o al massimo, come un temporaneo periodo di benessere e prosperità, travolto inevitabilmente dalle vicissitudini storiche, dagli sconvolgimenti delle epoche succedutesi nel tempo, che hanno causato inesorabili declini.
Le ‘certezze’ di una società organizzata hanno pertanto presentato sempre un margine di aleatorietà, tale da rendere il progresso un indicatore incerto e instabile della condizione sociale ed economica degli individui, nonostante il suo perenne divenire, le conquiste in ogni settore e le innovazioni, linea continua di un andamento proiettato comunque nel futuro e nelle sue dinamiche.
L’assetto economico non è mai stato il reale garante dei valori sui quali una società ha sempre fondato le sue sicurezze, né il migliore referente del grado di civiltà raggiunta, sono sempre entrate in merito altre variabili, nuove gerarchie di valori e riferimenti che hanno inevitabilmente messo in discussione gli equilibri interni e i rapporti esterni.

Le stesse conquiste in ambito scientifico, in alcuni campi, hanno sollevato interrogativi di carattere morale, creato veri e propri contenziosi etici, in uno spartiacque di opinioni che ha lasciato irrisolti i dilemmi, e acuito la crisi delle certezze. Dall’uso delle armi più sofisticate, alle scoperte scientifiche nell’ambito della genetica, ai valori legati alla famiglia, la degenerazioni di quelli politici e generazionali, globalizzazione e ripercussione sull’economia, scambi culturali, e altri ancora, insomma è una lunga serie di campi minati.
Si tratta di cambiamenti che hanno inevitabilmente modificato il profilo della società occidentale in particolar modo, ma anche quelle di grandi nazioni che fino a pochi decenni fa erano considerate in via di sviluppo, comunque non in grado di mettere in difficoltà l’occidente, e oggi vere e proprie potenze economiche il cui progresso sta raggiungendo livelli esponenziali. Si allude a Cina, India, Brasile, e anche altri che recentemente si sono affacciati sulla scena del mercato internazionale in modo competitivo, non certo ultima la Russia. Erano in definitiva paesi che vivevano in pieno la loro ‘crisi di certezze’ dovuta al regime politico-economico che aveva atrofizzato il loro sviluppo, rendendo sterile il processo di avviamento economico e il confronto sul piano internazionale.

Sulla crisi delle certezze, certamente i regimi socialisti, in special modo quelli applicati con ortodossia, quando non con fanatismo, sono i primi ad avere tacitamente abdicato a soluzioni più aperte, che in fin dei conti hanno determinato svolte epocali, e nuovi assetti sul versante economico e sociale. Basta dare un rapido sguardo alle città cinesi, per comprendere che cosa è accaduto una volta che si sono aperte le porte al libero mercato.. Il politburo cinese e russo non lo ammetterà mai questo fallimento di regime, ma di fatto è questo stesso establishment politico ad avere tacitamente dichiarato ‘bancarotta’ e chiuso un’epoca di rigore, dando l’avvio ad un altro sistema, che aveva sempre rappresentato il vertice degli opposti, secondo concezioni basate su idealismi che non potevano reggere a lungo, né restare retaggio di un’autarchia politica che determinava sottosviluppo e auto isolamento.

Le conseguenze non sono certo esclusiva di considerazioni puramente filosofiche, sono misure reali con le quali si sta misurando l’Europa e l’America; l’economia di mercato sta portando ‘certezze’ nei paesi che si stanno affacciando autorevolmente sulla scena economica mondiale, e notevole incertezza in quelli che si ritenevano ormai consolidati, al sicuro nei perimetri garantiti dal potere del ‘capitale’. E’ un dato in rilievo destinato ad avere altre ripercussioni a catena, perché davvero, i cambiamenti cominciati con la Perestrojka di Gorbaciov, e l’abbattimento del muro di Berlino, hanno disegnato scenari, che negli anni novanta, forse non s’immaginavano così forti da sconvolgere tanti equilibri. Eppure tutto è avvenuto rapidamente, senza tregua, in modo silenzioso, una ‘primavera’ sorta con un nuovo equinozio politico e sviluppatasi sotto la spinta di altre valanghe, che inevitabilmente sono precipitate in una valle di mutamenti, sociali, politici, culturali.

Mentre in occidente si corre ai ripari con manovre mai abbastanza efficienti e risolutive in ambito economico, i governi degli stati che stanno tenendo sullo scacco l’Occidente, anche attraverso il controllo dei finanziamenti alle maggiori banche, non escluse quelle americane, sono ben consapevoli del loro potere. C’è un nuovo ordine mondiale, e il cosiddetto ‘signoraggio’ delle banche cinesi, che già nel 2010 avevano superato la Banca Mondiale nei finanziamenti ai paesi in via di sviluppo, specialmente in Africa, continua la sua scalata.
La Cina è il più grande finanziatore del debito pubblico americano, e non solo, ma il fatto è che in Occidente si fatica a prenderne atto. La Cina investe ovunque ci siano opportunità, e questo gigante sta diventando la maggiore preoccupazione di chi gestisce le finanze nei paesi occidentali, ma anche altrove. Certamente, ‘crisi delle certezze’, anche in questo delicato settore, che poi muove i destini di ogni nazione. Non ci sono più i Rothschild a decidere il bello e il cattivo tempo degli istituti di credito, ora vengono da lontano, e silenziosamente impongono le loro regole, spesso c’è ben poco margine per trattare, il denaro è sempre stato il ‘dio di carne’ di ogni società.

Ci sono anche altri temi, come già accennato, che causano incertezze, di tipo etico e morale, tanto dibattuti, come le nuove frontiere della genetica, la possibilità di manipolare embrioni umani per fini terapeutici, assolutamente ostacolati e condannati dalla Chiesa.
C’è la disgregazione della famiglia, forse il nucleo sociale più colpito dal nuovo stile di vita, dal cambiamento di valori che si ritenevano intoccabili, sacri. In effetti gli eccessi sono sotto gli occhi di tutti, una società che segue solo i suoi istinti, e non tiene conto dei valori, che sempre hanno richiesto rinunce, può solo aspettarsi un futuro proiettato nel disorientamento, e più avanti è difficile inoltrarsi.. Ma già i figli che hanno riferimenti affettivi diversi e non di rado confusi, appartenenze che talvolta li rende oggetti contesi, si ritroveranno a gestire disagi anche sul piano psicologico che peseranno su questa società delle incertezze. Mettere al mondo figli appartenenti a persone diverse, non aiuterà a rendere stabile la via delle certezze; sono dell’avviso che l’essere umano, proprio perché dotato di sentimenti, oltre che d’istinto, come gli altri esseri viventi, abbia il dovere di osservare dei limiti. L’assoluta libertà ci riporta sullo stesso piano degli altri esseri viventi; la famiglia deve essere tutelata, proprio perché importantissima per l’assetto di ogni società e per i valori che le sono propri. Se ci si abbandonerà in maniera sempre più libera ad ogni opportunità, arriverà il giorno in cui gli animali potranno darci lezione di rispetto e coerenza.

Tanti sono i remi che procedono contro corrente, e non aiutano a rendere meno difficile questa crisi economica e di valori, esistenziale, direi. Tutti ne siamo coinvolti, è una società che si sta smarrendo in una giungla di pseudo concezioni, di sovrastrutture morali che hanno ben poco a che fare con le regole di un’umanità che ha avuto in dote certi privilegi, e non per dilapidarli in derive prive di coscienza, ma per applicarli alla ragione e all’intelligenza.
(Virginia Murru)


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