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Crisi Air France. Esclusa ipotesi di ricapitalizzazione con aiuti di stato

Il ministro francese dell’Economia, Bruno Le Maire, è piuttosto esplicito: “Air France rischia di scomparire, se non si adotteranno le misure necessarie per riportare la Compagnia allo stesso livello di competitività di quelle più blasonate.

Dopo le sue dichiarazioni la risposta dei mercati non si è fatta attendere: il titolo è crollato, una batosta pari al 13%, così la prospettiva è diventata ancora più incombente, la crisi più acuta. Anche perché il governo francese non intende soccorrere l’aviolinea con la scialuppa degli aiuti di Stato (peraltro a rischio, dato che Bruxelles ha già chiesto conto al governo italiano del prestito concesso ad Alitalia). Si esclude dunque  la ricapitalizzazione. Il ministro dell’Economia non intende sacrificare risorse pubbliche su una compagnia che non garantisce in termini di competitività.

Da tutto questo si capisce che  la dichiarazione del ministro dell’Economia non è puro catastrofismo . Le Maire, tuttavia non condivide le richieste formulate dai sindacati, che ritiene ingiustificate, e auspica che i dipendenti  dimostrino senso di responsabilità.

Una soluzione, o meglio un tentativo di compromesso, è stato proposto dall’economista Nicolas Bouzou, il quale si chiede se non sia meglio, per lo Stato, cedere il 14% di partecipazione nel Gruppo Air France-Klm, che non sarebbe propriamente conveniente, viste le basse quotazioni del titolo, ma almeno si porrebbe finalmente fine alle rogne che derivano dalla sua presenza nel Gruppo.

Intanto il ministro Le Maire, ha annunciato la vendita delle partecipazioni dello Stato in Aeroporti di Parigi, conseguenze di un ragionamento che porta sulla via delle soluzioni proproste dall’economista Bouzou.

I vertici della compagnia non possono più ignorare l’emergenza, devono trovare in tempi stretti – secondo le affermazioni del ministro – un accordo con i sindacati, non si può prescindere.

La crisi di Air France non è esplosa all’improvviso, si avvertiva già il clima di affanno, ma si pensava alla sua solidità di base, ad un’esperienza sul campo di oltre 80 anni, e dunque non si poteva presentire  una situazione di drammatica emergenza. I lavoratori  già da febbraio scorso esprimono il loro dissenso con scioperi a intermittenza, che hanno già maturato costi notevoli: centinaia di migliaia di euro in fumo.

I dipendenti sono tuttora in sciopero, annunciato peraltro anche per i prossimi giorni, fino a che non saranno prese in considerazione le loro rivendicazioni sui salari. Disagi, com’è facile immaginare sulla programmazione dei voli, tanti sono stati cancellati.

Certamente l’esito negativo del referendum indetto per chiedere ai dipendenti l’approvazione degli accordi salariali, non ha chiuso una falla, ha spalancato anzi definitivamente i cancelli di una crisi dall’esito alquanto incerto e nebuloso. Al momento ci sono le dimissioni di Jean-Marc Janillac, Ceo della compagnia, il quale, dopo il risultato del referendum, ha preferito lasciare l’incarico. Al voto si sono presentati  46.770 dipendenti, e il 55% dei quali si è espresso contro l’approvazione degli accordi salariali.

Il Cda ha tuttavia proposto all’Amministratore Delegato Janillac di non lasciare l’incarico, di assicurare la presenza fino al 15 di maggio, per la cui data è prevista la conclusione dei lavori dell’Assemblea Generale del gruppo, che vertono sulle problematiche derivanti dalla gestione della fase di transizione che si sta prospettando, per la quale non è semplice la soluzione.

Gli sforzi del Cda non hanno raffreddato un clima ormai incandescente, che si è più volte tradotto in pesanti scioperi già costati alla compagnia aerea circa 300 milioni di euro.

Intanto siamo al 14° giorno di sciopero dei piloti, quadro d’instabilità che non aiuta l’aviolinea a trovare in tempi brevi una soluzione per una crisi definita ormai dalla stampa francese storica.
(Virginia Murru)



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