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Cosmogonia. I valori dell’arte contemporanea nelle opere di Paola Puccini

In tutte le esposizioni della Puccini, personali e collettive, c’è un tema artistico che rimanda alle origini, quasi che ogni opera fosse frammento d’Universo che volesse condurre lo sguardo attento del visitatore verso la ragione ultima delle cose. Certo le opere di questa artista non si fermano in superficie, è il Cosmo che interroga se stesso, si contrae e si dilata tra mistero e semplice visione della realtà.

Sono affascinanti le opere della personale inaugurata il 3 maggio scorso al Museo del Carmelo di Sassari, e non è certo un caso se è stata intitolata ‘Cosmogonia’. Ogni soggetto rappresentato è un arco teso verso un

oltre, una relazione quasi univoca tra spazi universali e ‘corpi’ che si attraggono in magnetismi di forme e armonie cromatiche, espresse con impercettibili sfumature, quasi che il colore stesso vibrasse all’unisono in una sola voce. L’unità espressiva nel tutto, e viceversa. L’opera più esplicitamente eloquente e speculare dell’esposizione, è proprio quella intitolata ‘Il Cosmo’, dove le figure che vagheggiano il sole e la luna, immersi in uno spazio galleggiante, indefinito, sono corpi fluttuanti e pulsanti, non fissati ad una gravità che li rende passivi e statici, ma in perenne movimento.

Del resto il Cosmo è un immenso dinamico, le cui prospettive possono essere in gran parte solo immaginate. Altra opera chiaramente allegorica è ‘Big Bang’, la ricerca più complessa e diretta dell’Origine; qui, in uno spazio geometrico che non può mai essere piano, i ‘movimenti’ dei ‘corpi’ rappresentati sembrano convulsi, uniti da linee regolari od oblique, inclinate o tese tra loro, quasi che si trasmettessero messaggi, in piena sinergia d’intenti.

Tutto questo può apparire un fantastico gioco d’astrazioni, ma il tema della mostra è forte, richiama concezioni e realtà che sono tutt’altro che alchimie, o puro estro creativo fine a se stesso.

Ogni opera esposta è una semplice interpretazione del mistero universale, protagonista è il colore, magistralmente impiegato nella sequenza di figure che si ‘rincorrono’ e talora sembrano sovrapporsi, perché l’una richiama l’altra, come si trattasse di una storia raccontata discretamente con la forza espressiva e simbolica d’ogni immagine, ‘io narrante’ dell’esposizione.

Una ricerca seria e profondissima, volta a dare luce ai diversi volti del Cosmo, e questi volti in ombra emergono in quasi tutte le opere. Volti privi di profili o tratti somatici, ma parte di un tutto, riflesso di un sentiero umano o semplice materia che ha comunque un’anima, perché tutto ciò che rientra nel mondo sensibile, soggetto o oggetto della creazione, è materia viva. Anche i sassi hanno un’anima. In definitiva tutto è verosimile, è lo spazio scenico dell’Universo che si presenta in tutta la sua stupefacente realtà, rappresentato col finissimo linguaggio dell’Arte, anch’essa, non a caso, universale.

La luce, con le sue cromie e i suoi ritmi, definisce questo linguaggio, lo rende fluido e fruibile, non lascia spazio alle ombre, tutto si svolge in un perimetro che sembra chiudersi in un cerchio, il cui raggio è segnato dai limiti della conoscenza, ma è una luce che sa bastare a se stessa, perché si ferma sulla soglia della realtà.

In quei movimenti di luce asincrona, che si diramano in vie metafisiche dove il pensiero a un certo punto si ferma per fare parlare l’immagine, si possono trovare le linee pure del Cosmo e le sue armonie, talora definite e sinuose,  a volte rigide, chiuse in un enigma, ma è un avvicendarsi di forme che riflettono fermento, sono vive, respirano quasi sulla tela.

Le opere sono come temi svolti, giocati sull’intuizione e percezione dei sensi, che filtrano la luce e la scompongono, in un grande prisma in cui la figura si delinea in forma vagamente geometrica, in allusioni semantiche profonde, che ispirano l’occhio di chi osserva, quasi lo interrogano.

Una festa di colori, che chiamano la vita a voce alta, perché in fin dei conti è la vita protagonista assoluta delle opere, espressa nella sua fisicità e autenticità, nel suo essere e divenire, tra angoli di mistero e verità rivelate.

La Puccini nella sua ricerca metodica, insegue una propria disciplina artistica, originale, scioglie nodi psicologici senza pretese moraleggianti, avvalendosi della semplice rappresentazione.

Il percorso di studi, artistico-scientifico, emerge dalle figure in bilico tra realtà e astrazione di forme, dove l’estro esprime la sua ‘fantasy poetica’, senza ‘voli pindarici’, ma con i semplici processi dell’Arte nella sua più alta definizione.

Paola Puccini ha seguito un iter di studi che le ha permesso di conseguire la laurea all’Accademia di Belle Arti di Sassari, e poi nella facoltà di Lettere e Filosofia quella in Scienze dell’Educazione.

Nella sua formazione c’è pertanto un ampio orizzonte culturale, che non di rado si riflette nelle opere; si riscontra un interesse particolare verso le problematiche sociali, il mondo femminile, nonché quello dell’infanzia. Appassionata di arti visive, apre grandi prospetti con l’occhio acuto di uno stile essenziale, contemporaneo, che percorre epoche e le riassume talora in poche linee. Nei corpi di materia quasi aeriforme si ritrovano i molteplici   aspetti  della storia dell’Umanità, talora le sue contraddizioni. Affascinata dal tema dell’Origine, ha certamente espresso questa predilezione in diverse rassegne ed eventi  che richiamano queste tematiche. Nella realizzazione delle opere si avvale di diversi moduli espressivi, è comunque l’essenza che viene rappresentata, senza fronzoli o elaborazioni pittoriche che non le sarebbero congeniali.

Tante sono ormai le personali che hanno reso protagoniste le sue opere, basti citare, oltre a Cosmogonia,

‘Corpi senza riflettori’ ‘The gaze denied’, ‘History of violence’, ‘Psicosi della contemporaneità’, temi complessi, pieni d’insidie, ma svolti con tecniche espressive che consentono anche allo sguardo semplice, d’intuire il percorso creativo e di coglierne il senso e il messaggio.

Il sodalizio artistico con Gigliola Lai, con la quale condivide l’interesse per le Arti visive, si esprime attraverso GIPA Art, fondato per una reciproca collaborazione, studi paralleli e ricerca nell’ambito delle discipline del Postmodernismo. Ricerca ed esplorazione continua, dunque, per esprimere fermenti e ambivalenze nel rapporto spesso tormentato tra l’uomo e la natura che lo circonda.
(Virginia Murru)



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