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Continua al Cineteatro Spadaro di Massafra il ciclo sul cinema epico cavalleresco. Domani proiezione del film “Lancillotto e Ginevra”

Massafra. Continua al Cineteatro Spadaro la rassegna cinematografica sul cinema epico-cavalleresco dal titolo “Le donne, i cavalier, l’arme, gli amori, le cortesie, l’audaci imprese …”. La Rassegna (domani, 3 dicembre, è il terzo appuntamento) ha avuto inizio il 19 novembre scorso con la proiezione del film  “Nostra signora dei turchi”, che è stata preceduta da un interessantissimo incontro di presentazione ed approfondimento curato dal professore Cosimo Damiano Fonseca, Accademico dei Lincei, medievista, maestro di rare capacità intellettuali e morali, punto di riferimento costante di tanti studiosi, membro di numerosi organismi scientifici nazionali e internazionali, ambasciatore della cultura meridionale ed italiana nel mondo al quale sono state conferite diverse Lauree ad Honorem. Il secondo film proiettato è stato “Otello”, film del 1952 diretto da Orson Welles e tratto dall’omonimo dramma di William Shakespeare.

Domani si avrà la proiezione del terzo film in programma nella rassegna e cioè “Lancillotto e Ginevra” (1974) con regia e sceneggiatura di Robert Bresson ed interpreti: Vladimir Antolek Oresek, Charles Balsan, Humbert Balson, Patrick Bernard, Arthur De Montalembert, Laura Duke Condominas, Luc Simon.

Questa la recensione film (da “Sentieriselvaggi.it”).

Dopo l’apertura in cui vengono rievocate in una forma scarnificata e distante le imprese compiute dai Cavalieri della Tavola Rotonda durante l’inutile ricerca del Sacro Graal e dove le gesta cavalleresche si riducono alla violenza perpetrata dall’uomo sull’uomo e al tentativo di equiparare l’umano al divino, Lancillotto e Ginevra si concentra in una cupa disperazione, in cui i corpi, o i «modelli», come Bresson definisce le presenze che incarnano i personaggi delle sue opere, si muovono privi di speranza in un mondo ormai defunto e svuotato dei suoi nobili ideali, rimanendo prigionieri di un presuntuoso individualismo e della loro incapacità di saper accogliere e riconoscere la redenzione.

Lancillotto, che oltre ad ingannare la sua anima, illudendosi di essere un servitore di Dio, tradisce anche il suo re, abusando nell’amore carnale per Ginevra della fiducia concessagli, e gli altri Cavalieri della Tavola Rotonda, persi nel rancore e nell’invidia, sono figure prive di ogni grandezza, che la mancanza di umiltà e l’aspirazione a sostituirsi al Dio che inutilmente invocano hanno definitivamente lacerato e corrotto, smarrite nel vuoto che si nasconde sotto le armature che invadono lo spazio visivo e soprattutto sonoro e dentro la quali tentano ancora di rimaner sorde davanti all’inevitabilità della propria sconfitta. A nulla vale il sacrificio di Gauvain, che pur purificato dalla sacralità del dolore, non si unisce alla morte nella certezza salvifica della redenzione e le sue parole di perdóno si pèrdono nel vuoto della sconfitta che chiude bruscamente la visione sulla catasta di corpi senza vita, senza più identità, senza speranza.

Nella costruzione frammentata della scrittura, tesa e contratta, privata di ogni elemento d’insieme, che abdica radicalmente alla continuità riconoscibile e pacificata del racconto, dove anche il corpo, irrigidito nella recitazione meccanica ed antiteatrale, spogliato della sua unità, vive in un’estraneità che priva l’occhio di ogni possibilità di partecipazione emotiva, Bresson costruisce Lancillotto e Ginevra, come anche tutto il suo «cinematografo», su una rigorosa essenzialità che nulla concede al dramma, sulla negazione dell’evento, dell’azione, che rimane confinata nel fuori campo, sperimentata talvolta solo grazie all’elemento sonoro, che completa, sorregge e re-inventa l’immagine, e sulla reiterazione del gesto identico a se stesso, privato di ogni connotato psicologico, che sospende e costruisce un nuovo flusso temporale, negando prepotentemente alla visione la possibilità di perdersi in un acritico abbandono. E’ grazie all’assenza, alla sottrazione di ogni elemento che, affidandosi ad una riconoscibilità condivisa, rimanda all’immediata comprensione, è grazie all’estraniazione del corpo e alla sua equiparazione all’oggetto, che Lancillotto e Ginevra riesce a manifestare ciò che non mostra e non può mostrare e diventa il percorso doloroso e senza speranza, compiuto nell’interiorità, nell’anima, nel mistero spirituale che abita nei personaggi che solcano lo schermo.

La rassegna continuerà il 12 dicembre con la proiezione de “Il mestiere delle armi” (film del 2001 di Ermanno Olmi) e il 17 dicembre con “Il settimo sigillo” (film del 1957 con regia e sceneggiatura di Ingrid Bergman).

Ricordiamo che la rassegna cinematografica è organizzata da Cinecircolo Pricò e Cineteatro Spadaro in collaborazione con Il Serraglio/Ambiente H/FIDAPA Massafra e con il patrocinio: Regione Puglia-Assessorato al Mediterraneo/ApuliaFilmCommission/Comune di Massafra-Assessorato allo Spettacolo.

Per ulteriori informazioni: Tel. 340.9039618. E-mail: cinecircoloprico@libero.itm.indellicati@alice.iteicoolsat@alice.it – info@associazioneilserraglio.it

Nelle foto la locandina del film “Lancillotto e Ginevra”.
(Nino Bellinvia)


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