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Commemorazione dei Defunti

Massafra. “Dio prepara una nuova abitazione e una terra nuova, in cui abita la giustizia, e la cui felicità sazierà sovrabbondantemente tutti i desideri di pace che salgono nel cuore degli uomini” (Gaudium et spes, n.39).

“O Padre, a quelli che credono in te la vita non è tolta, ma trasformata e, disfatto il nostro corpo mortale, ci è dato, nei cieli, un corpo imperituro” (prefazio della Messa dei defunti).

L’uomo, per il Cristianesimo, non è destinato al “nulla eterno”(Foscolo), all’ “Abisso orrido, immenso, / Ov’ei precipitando, il tutto obblia” (Leopardi), ma alla vita eterna, ad una vita pienamente umana e divina, di totale comunicazione con Dio e con gli altri, “dove la morte non sarà più, e lutto, e grida, e dolore non vi sarà più, poiché le cose di prima sono passate” (Apocalisse, 21,4).

L’antropologia cristiana, pertanto, è ottimista, è piena di speranza, infonde fiducia nell’anima umana, incoraggia l’uomo a lavorare per la costruzione della città terrena, a realizzarsi pienamente, perché ci dice che tutto quello che noi facciamo, tutte le opere d’arte, la poesia, la musica, le più intime aspirazioni del nostro cuore, tutto non andrà disperso, ma continuerà oltre la morte: il nostro io personale continuerà a svilupparsi per tutta l’eternità, non più sottomesso alle limitazioni spazio-temporali, alle passioni, alle nevrosi, alle incertezze ed ambiguità.

In fondo, come anche i filosofi contemporanei hanno analizzato, il cuore dell’uomo è proiettato verso realizzazioni sempre nuove, verso la speranza, verso l’eternità (Ernst Bloch, Il principio speranza).

Lo stesso Foscolo affermava che la poesia rende eterni gli avvenimenti e gli uomini.

Allora l’uomo non deve sentirsi solo, sperduto, come un granello di sabbia in un immenso deserto, ma partecipe di una grande comunità di fratelli, tutti in cammino verso una società più giusta, uguale, democratica.

La storia la costruiamo noi, su questa Terra, ma sarà completata oltre la morte, in un abbraccio veramente fraterno.

“L’uomo nuovo, l’uomo delle speranze dei secoli, è già emerso nella storia, portandola così alla sua meta. Egli si chiama Gesù di Nazaret, il Cristo risorto” (Leonardo Boff).

Nella foto “La pietà” di Rondanini.
(Michele Dicanio)

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