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Combattere il terrorismo con la proliferazione delle armi

Savona. Mi ha colpita molto il fatto che, nel momento tragico e  affannato dell’ennesimo attentato, la primo ministro inglese, Theresa May, abbia chiesto aiuto a Trump.

I maligni potrebbero dire che un bell’aiuto preventivo Trump l’ha già dato all’Europa tutta concludendo un’importante vendita di armi all’Arabia Saudita (110 miliardi) che, come tutti sanno, non ha mai avuto niente a che vedere con il terrorismo (!) ed è altresì nota come paradiso dei diritti umani e della democrazia (tanto è vero che non ha neppure un Parlamento).

Invece, re Salman userà le armi contro i (fratelli) musulmani, oltre che in Siria e in Iraq (più che per contrastare l’Isis per combattere gli sciiti e l’Iran in particolare), in Yemen dove, secondo il presidente dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani, la coalizione a guida saudita ha causato il doppio delle vittime civili rispetto a tutte le altre forze messe insieme, quasi tutte in conseguenza degli attacchi aerei.

Clinton (Bill), come capo di una moderna democrazia imperiale,  pensava che un aumento degli armamenti in alcuni paesi fosse utile per bilanciare le varie potenze e, quindi, mantenere la pace (oltre che per sovvenzionare l’economia americana con cospicue transazioni).

I risultati pratici sono stati, dunque, guerre  dappertutto ed enormi capitali dilapidati in armi persino da stati in cui vige un’estrema povertà degli abitanti. L’odio per il sistema imperialista, colonizzatore e sfruttatore occidentale, è stato così seminato a piene mani.

Tuttora, lo stesso Isis, dispregiato tanto a parole, invece di essere cancellato dalla faccia della terra, viene foraggiato e mantenuto in vita per complicate dietrologie di potere che il comune cittadino non può capire.

Eppure, il comune cittadino si trova di fronte a migrazioni epocali potenziate da tutte queste guerre. Migrazioni che i nostri geniali politici non  hanno  ancora pensato razionalmente e onestamente a come fermare, se non vagheggiando campi di concentramento in Turchia e in Libia.

Se, una volta, la guerra si combatteva con lancia e spada e il massimo distruttivo poteva essere una catapulta, i tempi sono molto cambiati.

I droni e le bombe intelligenti si sono rivolti troppo spesso contro i  civili.

E se la guerriglia, che ci è stata molto utile durante la seconda guerra mondiale, si volgeva contro obiettivi militari, oggi, invece, il terrorismo, che è una forma di guerriglia,  si volge contro i civili.

Combatterlo con bombe, aerei, razzi non serve.

In ogni paese europeo o americano ci sarà sempre qualche disagiato, qualche disturbato mentalmente, qualche piccolo delinquente occasionale, desideroso di sdoganarsi da un miserabile futuro entra-esci delle patrie galere.

Con la finta scusa di un’abusiva interpretazione religiosa, potrà aspirare a essere un eroe di guerra, una guerra di nuova fattura, innescata da quelli che, ad esempio, in Arabia Saudita, inchinandosi al monarca, hanno saputo vedere solo le più grandi riserve di petrolio al mondo.

Renata Rusca Zargar

http://senzafine.zacem-online.org/#home


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