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Clandestini? Lontano dai nostri occhi…

Savona. Il mio cuore ha sanguinato quando, per anni, ho insegnato, a scuola, quello che le varie nazioni dell’Europa avevano fatto agli altri popoli del mondo: lo sfruttamento, la schiavitù, la denigrazione, il razzismo… Non c’è stato limite all’orrore, quando si legge la tratta degli africani, le navi negriere, il risucchio disumano delle risorse altrui in ogni dove, i bambini schiavi per il nostro benessere, la colonizzazione… Anche noi italiani abbiamo cantato “Faccetta nera” mentre usavamo i gas su villaggi di paglia e fango e ci facevamo fotografare con le teste dei “nemici” in mano come trofei. Erano altri tempi, si dirà.

È vero. Poi c’è stata la decolonizzazione, i confini tracciati sulle carte senza tener conto di nulla, se non dei propri interessi. Mi ricordo che, quando sono stata in Togo, c’erano villaggi che in parte erano togolesi e in parte ghanesi, con grande confusione e difficoltà per gli abitanti.

Quindi, le multinazionali hanno continuato a spremere le genti di paesi che, per loro sfortuna, hanno le risorse da noi tanto ambite, i bambini hanno continuato a essere sfruttati, a non avere speranza di vita, perché noi potessimo cambiare spesso il cellulare, l’automobile, avere prodotti a basso prezzo: perché noi potessimo sprecare.

Tutte queste cose sono state lontane dai nostri occhi e va bene così.

Poi, sono arrivati gli sbarchi dei “clandestini” (chissà poi cosa vorrà dire clandestini!).

Prima, forse, erano persone che fuggivano dalla fame e dalle privazioni, cercavano una vita migliore per la loro famiglia, erano venuti a sapere che in Europa si sta bene. Certo, i più poveri non possono venire, con i prezzi richiesti dagli scafisti! Quando sono stata in Togo, ho visto villaggi senza luce elettrica né acqua. Quelle persone potrebbero mai venire qui? Certamente no, però i loro figli, grazie anche alle missioni cristiane, vanno a scuola, imparano che in altri luoghi fortunati del pianeta c’è gente che ha diritti e comodità.

Era già terribilmente ingiusto prima, che ci fossero nel mondo esseri umani che hanno diritti, sanità pubblica, benessere e altri esseri umani che non avessero nulla, anche per garantire tutto quel benessere alla parte di mondo (20%) che assorbe l’80% delle risorse del pianeta.

Ora è molto peggio.

Ovunque ci sono guerre e terrore. La gente scappa perché altrimenti morirebbe.

Qual è il nostro primo problema? Stabilizzare la Libia. Forse perché ci dispiace che i libici siano tormentati, dopo un atroce dittatore, dalla guerra continua tra tribù? No, i libici non ci interessano (non li abbiamo mai visti), ci preme fare là dei campi e fermare l’esodo, “impedire che partano”.

Se i “clandestini” muoiono non ha importanza, basta che – gentilmente- lo vadano a fare lontano dai nostri occhi.

Eppure basterebbe poco per fermare questo lucroso traffico di schiavi.

Basterebbe farli venire, pagando un biglietto normale, con i battelli di linea. I campi di accoglienza, invece che in Libia, potrebbero essere qui e se nessuno (lo so, è molto improbabile in Italia!) ci facesse sopra un osceno guadagno, ci costerebbero molto meno di ora.

Da qui potrebbero essere smistati nei vari paesi europei.

Se crediamo che gli esseri umani siano esseri umani, non c’è alternativa.

Naturalmente, nel tempo, bisogna fermare le guerre, unica causa di questo inarrestabile esodo biblico, ben diverso dai precedenti. Invece, si continua a combattere, ovunque, a innescare, accettare e invocare nuovi conflitti, le fabbriche di armi e il loro commercio prosperano…

Tra 50 anni, diranno che questa è stata la vergogna dell’Europa, la studieranno, faranno convegni e giornate sul tema (come fanno oggi per i campi di sterminio nazisti) perché non succeda più.

È la storia che si ripete, come araba fenice, risorge e si ripete, si ripete sempre.
Renata Rusca Zargar

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