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Ci ha lasciato un grande artista, e ne sentiremo la mancanza

Pochi giorni fa, il 18 gennaio, è scomparso Carlo Alberto Simonetti, un intellettuale di notevole talento letterario, e di grandi slanci umani. Ma Simonetti non era ‘solo’ questo, era un artista eclettico a tutto tondo, con doti assolutamente naturali, che gli consentivano d’esprimere il suo estro creativo nel mondo dell’Arte, in ogni ambito. Era anche autore, saggista, critico, scrittore, attore teatrale, regista.

Anche se, bisogna dire,  la Poesia era la Musa più amata, quella che gli consentiva di veicolare l’impeto emotivo del suo carattere vivace e inquieto, un’inquietudine che egli sublimava in componimenti geniali. La grande ricchezza interiore si concentrava nelle sue capacità intuitive ed espressive,  di notevole pregio.

Aveva alle spalle collaborazioni ed esperienze con personaggi del mondo dell’Arte e della comunicazione; insieme a Marcello Ricci aveva fondato Radio Evelyn. All’attivo anche diverse pubblicazioni, l’ultima delle quali è intitolata “Vicoli ciechi e usci”.

In tanti gli hanno reso omaggio due giorni fa nel corso delle esequie, che si sono tenute a Terni, città nella quale risiedeva.

Non l’ho mai conosciuto di persona, ma abbiamo scambiato impressioni sull’inclinazione alla scrittura in versi, passione comune, e ogni volta il suo linguaggio diretto, il modo acuto d’interpretare la vita e le sue vicissitudini, mi hanno fatto riflettere. Non è la circostanza a farmi dire che la sua voce sarà rimpianta da chiunque lo abbia conosciuto attraverso l’arte e il suo modo di proporsi, sempre rispettosissimo verso tutti.

Pubblico questa recensione, che egli stesso nel 2007, mi chiese per una silloge che conservo ancora nel mio pc. E’ un modo per dirgli “grazie di esserci stato”. Se la società, la famiglia, gli amici, hanno perso un uomo, l’Arte lo terrà sempre vivo, attraverso l’eredità culturale che ci ha lasciato. Di seguito la recensione alla silloge.


Questa silloge ha flussi di pensiero compiuto, esprime tormenti d’anima che l’autore riesce a sublimare in grandi attrattive di vita; in fondo egli è terribilmente innamorato della Vita in tutte le sue manifestazioni. Il lettore è travolto da ventagli di cromie espresse senza alcuna riserva, ci sono moti d’animo espansi in stati psicologici elevati, e non è parossismo, ma urlo profano al cospetto del Regista, una richiesta sottesa di convertire spazi sterili e vuoti in ambizioni di naturali armonie, subbugli tesi a condurre sul filo di un equilibrio interiore sofferto, che si aprono come cieli policromi anche nei versi in cui l’ambiente, in  particolare il mare, diventano connubio felice con le emozioni che palpitano in forti lirismi.

Nessun eufemismo verso i fiumi roventi di passione, espressi in semplici forme d’attesa, flussi di stati d’animo reali, come se qualche frammento mancasse in quel riflesso speculare rivolto al proprio intimo. Grandi facoltà espressive si riscontrano nei brevi componimenti, effervescenze che sanno contenere nei limiti

l’esuberanza di chi scrive, che non ama briglie o veti nel suo finissimo laboratorio di poesia.

Carlo Alberto è poeta fecondo, il suo non è verso di superficie, eppure la figura retorica è compendio del suo saper essere artista; questi strumenti lessicali non sono mezzi per produrre esaltazioni di maniera, ma modulazioni di pensiero per coordinare il senso dei suoi testi. Anche la concisione – sono quasi tutte brevi le poesie – è un elemento di pregio, poiché solo chi ha elevate capacità d’espressione può permettersi di concentrare in essenza i temi trattati.

I testi proposti hanno chiavi aperte di lettura, impatto immediato, anche se rileggendo si scoprono a volte altri versanti inediti del pensiero raffinato, ma non sibillino, per questo ho riletto con attenzione soffermandomi sulle radure e sulle lievi ascendenze di questo panorama poetico di notevole interesse artistico – letterario.

“Ma tu guarda
con tutto il caos
che crea la vita
se a me doveva
capitare uno
con il carattere
che ho io.
Cosi distante da me..”

In questo testo l’autore, in un momento d’evasione, si rifugia nella sua personalità artistica, abbandona quel limbo di tormenti e spezza le redini di una vita che lo trattiene in una dimensione non affine alle direttive di un mondo sommerso, alquanto distante da quello reale.

Mi colpisce questo desiderio di proiettarsi in altri specchi di vissuto, dove le proprie verità possano trovare più convergenze con i punti cardinali di un animo inquieto, certo non appagato dai limiti di quegli orizzonti.

La poesia di Simonetti ha caratteristiche e note rivolte a un prototipo d’individuo che rappresenta in definitiva la società e i suoi percorsi di rettitudine e deriva, cielo e inferno; riesce a coordinare la semplicità della natura umana che condensa tutte le sue fughe e i suoi dilemmi, fili ritorti di verità che si aprono sui piccoli drammi e sulle soste, ovvero gli attimi più consoni ai propri desideri.

C’è sicuramente qualche spazio irrisolto in questa involontaria indagine introspettiva, ma anche un ampio resoconto delle certezze e dei dubbi, un bilancio sommario di questi processi inquisiti senza reminiscenze o apostasie verso il proprio credo; un uomo e un poeta che coscientemente vuole essere presente all’appello del vizio e della virtù.

Perfetto equilibrio fra uomo e poeta.

Qualche giorno fa ci ha lasciato un grande artista, e ne sentiremo la mancanza.
(Virginia Murru)


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