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Chiesa e monastero di S. Maria in Laterza. Un centenario dimenticato

Ormai volge al termine l’anno 2012. Svaniscono le possibilità di cogliere un’occasione per celebrare degnamente il centenario della fondazione e consacrazione della chiesa e monastero di S. Maria in Laterza (TA).

Nella chiesa di S. Maria Maggiore in Laterza è visibile un’iscrizione incisa su una lastra marmorea posta sulla porta d’ingresso in controfacciata.

L’iscrizione riporta la data di fondazione della stessa chiesa (27 aprile 1112) e ricorda che fu voluta e beneficiata da Matilde, moglie del conte Alessandro, e consegnata nelle mani dell’abate Giovanni.

L’iscrizione riporta:

1 (Crux) POSTQVAM FORMATVS DS ET HOMO VIRGINE NATVS

2 ANNIS MILLENIS CENTENIS AC DVODENIS

3 SOLIBVS IN MENSIS APRILIS FINE qVATERNIS

4 XRISTO DONATVR DOM(us) HEC ET SANCTIFICaTVR

5 VXOR ALEXANDRI COMITIS BENE PRODIGa MAGNI

6 PRUDENS FAMOSA COMITISSA VALENS SPECIOSA

7 MATTHILDIS MITIS REBUS qVA FECIT OPIMIS

8 HIC LOCVS ORANDI PRIMO DATVR ERGO IOHANNI

9 ABBAS MVLTORV(m) SACRATVR qVI MONACHORVM (Crux)


Dopo che (fu) formato il Dio e Uomo figlio della Vergine, (trascorsi) mille cento dodici anni, a quattro giorni dalla fine del mese di aprile questa casa viene donata a Cristo e santificata.

La moglie del grande conte Alessandro, la generosissima, prudente, famosa, valente, graziosa e mite contessa Matilde la fece con ricchi mezzi.

Questo luogo di preghiera viene dunque dato per primo a Giovanni, che è consacrato abate di molti monaci.

La trascrizione e risoluzione è stata eseguita da Roberto Caprara.

La datazione ci riporta nell’epoca normanna e vedeva Laterza quale casale di Matera. L’iscrizione ricorda le figure del conte Alessandro di Matera e di sua moglie Matilde che vollero e donarono alla nuova chiesa terreni per il sostentamento della stessa chiesa e del monastero nominando abate Giovanni posto a capo di “molti” monaci.

Il conte Alessandro di Matera era figlio del conte Goffredo di Conversano, figura di primo piano della prima fase normanna: quella della conquista dell’Apulia. Ricordato per vari atti di guerra che lo portarono a divenire dominatore di varie terre della Puglia centrale oltre la contea di Conversano, dei territori di Brindisi, di Nardò, di Montepeloso-Irsina, e dal 1080 di Matera.

Alessandro ereditò Matera e Montepeloso-Irsina. Costretto dalle pretese di Costanza, vedova di Boemondo, affrontò le truppe della principessa e di coloro che l’appoggiarono sconfiggendole e prendendo prigioniera la stessa principessa, confiscando i feudi dei suoi vassalli come il territorio di Gravina.

La sua figura viene ricordata specialmente per le rivolte contro l’arrogante Ruggero conte di Sicilia, il quale divenne re nel 1130-33. Rivolte che portarono alla fine della famiglia del conte Alessandro perdendo tutti i suoi feudi e i suoi beni.

Ritornando alla chiesa di S. Maria questa era posta circa 500 metri dall’antico abitato di Laterza, in posizione isolata ma facilmente difendibile in quanto la costruzione è posta su una striscia di terreno delimitata da due piccole lame che sfociano a ponente nella lama principale. Le pareti delle lame sono tutte verticali.

Come molte altre chiese nel XIII secolo venne assegnata ad altra famiglia monacale, subentrarono i florensi e vi rimasero un paio di secoli. In seguito divenne beneficio di regio patronato di S. Maria la Grande.

La chiesa è rimasta fino ai nostri tempi anche se, nel corso dei secoli, ha subito qualche alterazione nelle forme originarie; del monastero non c’è più traccia.

L’aspetto dell’abitato di Laterza è ben visibile nella veduta cinquecentesca, disegnata da Pietro Antonio de Simone, le frecce indicano l’antica chiesa di S. Maria la Grande (vedere foto). La mancata celebrazione del centenario ha fatto perdere l’occasione di far convergere l’attenzione degli studiosi su temi rimasti sinora oscuri come la presenza normanna a Matera, come la civitas materana e la sua storia territoriale e dei suoi casali (tra i quali Laterza divenuto autonomo nel XIII secolo), come l’affermazione e l’opera dei benedettini nell’area del materano, come gli aspetti architettonici e degli arredi superstiti, come l’evolversi del feudo autonomo di Laterza prima della costruzione del castello (1393), come l’evoluzione urbanistica dell’abitato di Laterza con il centro, racchiuso da mura, unito al suo centro rupestre ove insistono chiese rupestri e attività artigianali. Temi a tutt’oggi non indagati.

Ma quale la causa di questa dimenticanza? Non diamo sempre la colpa alla crisi economica che effettivamente investe tutti. Credo sia invece da ricercare nella fase di apatia mentale che, silenziosamente ed inesorabilmente, investe coloro preposti alla diffusione della cultura, dell’amministrazione della cosa pubblica, del mondo universitario tesi tutti a conservare la posizione sociale acquisita preferendo tenere una figura defilata e, quando sollecitate, propongono solo vacue parole. Non si ha il coraggio di affrontare i problemi.

La speranza rimane nei giovani che, con l’arroganza della loro età, spinge a trovare nuove soluzioni anche nel mondo culturale. Partendo proprio da queste idee “rivoluzionarie” si spera iniziare nuove ricerche che possono chiarire i “punti oscuri” della nostra storia e a spiegare la sconosciuta evoluzione storica generatrice dell’ambiente e del paesaggio caratterizzante in maniera spettacolare la nostra regione.
(Franco dell’Aquila)

Nelle foto: l’iscrizione su lastra di marmo che riporta la data di fondazione della chiesa di S. Maria di Laterza; interno della chiesa e monastero; l’aspetto dell’abitato di Laterza in una veduta cinquecentesca disegnata da Pietro Antonio de Simone.

Nota: il prof. Franco Dell’Aquila (Società Friulana di Archeologia) da molti anni si dedica allo studio degli insediamenti rupestri in Italia meridionale, ma anche nel resto del mondo. Fra l’altro ha tenuto relazioni nei maggiori simposi scientifici ed ha pubblicato numerosi studi sugli insediamenti rupestri. Tra i suoi libri:  “Puglia e Matera. Insediamenti rupestri” (Adda Editore, 2010), “Il villaggio rupestre della gravina Madonna della Scala a Massafra” (coautore con Roberto Caprara, Dellisanti Editore, 2008), “Goffredo il normanno conte di Conversano” (Adda Editore, 2005), “Le chiese rupestri di Puglia e Basilicata” (coautore con Aldo Messina, Adda Editore, 1998).

Per informazioni sulle opere di Franco Dell’Aquila, rivolgersi allo stesso autore: franco.dell’aquila@inwind.it

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