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Caso ILVA di Taranto. Contributo dei dirigenti e quadri iscritti a Federmanager

Riceviamo da Emmanuele La Tanza, associato della Federmanager Puglia – Sindacato Nazionale Dirigenti Industriale – Delegazione di Taranto, il comunicato originale della Federmanager approvato in Assemblea e condiviso dal Presidente Nazionale della Federazione G. Ambrogini in un incontro con il presidente di Taranto Giuseppe Petio.

“Stenderlo e accordarsi nella situazione attuale anche con i dirigenti e quadri in  servizio é stato un lavoro faticoso  e sono lieto, come associato (dice La Tanza), di aver dato un contributo personale a questo. Stiamo organizzando un Incontro a Taranto con la Direzione Nazionale della Ferdermanager aperto a tutti i dirigenti d’azienda di Taranto in servizio e in pensione. In futuro intendiamo Organizzare un Convegno su un  Futuro economico compatibile e percorribile per Taranto e Provincia”. Vi ringrazio in anticipo per l’attenzione.

Emmanuele La Tanza

Ma ecco qui di seguito il comunicato. Lo pubblichiamo integralmente.

La delegazione Federmanager di Taranto è costituita da dirigenti e quadri di aziende industriali e di servizi. Tra essi c’è una folta e qualificata presenza di associati, in servizio e in pensione, di alta  professionalità sviluppata nella gestione di impianti siderurgici, incluso lo stabilimento Ilva di Taranto. Ci riteniamo, quindi, legittimati ad intervenire nella vicenda delle “Dimissioni collettive” date il 27 maggio 2013 da 30 “capi operativi”, dai Direttori di area fino ai responsabili di singolo settore impiantistico della cosiddetta “area a caldo”, che si sono dimessi dai rispettivi incarichi.

La motivazione profonda del loro gesto nasce dal ritenersi non più tutelati nel loro lavoro  quotidiano avendo intravisto, nel decreto del 23 maggio 2013 di sequestro preventivo dei beni nella  disponibilità di Riva F.I.R.E. SpA e di Ilva SpA, accuse a loro rivolte di danni ambientali e di omissioni nelle misure di sicurezza.


Lungi dal voler intervenire nei procedimenti giudiziari in corso, riteniamo che sia nostro dovere istituzionale ed umano non solo esprimere solidarietà e sostegno ai colleghi fortemente coinvolti sul  piano professionale ed emotivo ma soprattutto andare oltre e ripetere ancora una volta che la dimensione e la complessità della vicenda Ilva di Taranto ne fanno un unicum al mondo, da trattare
con il massimo della competenza tecnica non disgiunta dal profondo rispetto della legalità contemperata dal buon senso e dalla moderazione .

Stiamo invece assistendo ad un succedersi di accadimenti presi, talvolta, con troppa fretta, insufficiente capacità di prospettazione delle conseguenze, errata valutazione tecnica nelle soluzioni di tempi, modalità e risorse. Tutto ciò si ribalta sulle spalle anche di persone di fatto escluse dal reale processo decisionale, comunque chiamabili in causa per mancato rispetto di norme sull’ambiente e sulla sicurezza. Gli approfondimenti nelle varie sedi, amministrative e giudiziarie, non potranno che escludere da sanzioni le persone che nell’ambito dei loro compiti hanno operato
in presenza di vincoli riconosciuti.

A tal proposito, per tranquillizzare i nostri colleghi, val la pena sottolineare quanto è scritto nello stesso decreto del Gip: “La mancata predisposizione di adeguati modelli organizzativi finalizzati a prevenire la commissione di reati, commessi da apicali o soggetti sottoposti all’ altrui direzione nell’interesse o vantaggio dell’impresa, secondo la disciplina di cui al D.Lvo 231/2001, determina
la responsabilità dell’ Ente rispetto all’ inosservanza delle disposizioni di legge di cui al D.L vo      152/2006″.

Il Decreto legge 4 giugno 2013, n. 61 – Nuove disposizioni urgenti a tutela dell’ambiente, della salute e del lavoro nell’esercizio di imprese di interesse strategico nazionale, subirà, verosimilmente, modifiche in sede parlamentare e sarà completato con le nomine di commissario, sub-commissario ed esperti. Essi saranno i conduttori dell’immensa opera di risanamento e miglioramento dello
stabilimento. Noi ci auguriamo che vengano designate persone che siano in grado di comprendere e gestire la complessità di questo stabilimento che non ha pari in Italia e forse in Europa.


Si deve costituire una task-force industriale, che faccia sua questa “vera e propria mission impossible”. Siamo convinti che il caso di Taranto, oltre che in chiave economico-finanziaria e tecnica, va affrontato soprattutto in ottica di strategia e di filiera produttiva, che necessitano di “figure esperte di tecnologia industriale, che conoscano bene il settore siderurgico e tutte le sue caratteristiche specifiche”.


La Federmanager di Taranto interessata affinché si rendano effettivamente compatibili le esigenze di salvaguardia ambientale e di difesa dell’occupazione e della produzione dello Stabilimento Ilva, avvalendosi della indiscutibile esperienza e professionalità dei dirigenti che rappresenta, intende portare un contributo sul piano tecnico a quanto i vari organi istituzionali e aziendali stanno facendo per realizzare gli obiettivi di risanamento e di funzionalità produttiva dello Stabilimento di Taranto.

Federmanager, nella convinzione già espressa che attualmente “al Risanamento dell’ILVA e di Taranto non ci sono alternative concrete” fa presente come, condividendo i provvedimenti previsti dall’AIA nella legge 231 del 2012, sia necessaria una seria revisione del programma dei progetti di risanamento sia per il contenuto degli stessi, sia per i tempi ed il budget di spesa previsti, che sul piano tecnico in buona parte risultano non realistici. Gli attuali impegni programmatici metterebbero inevitabilmente i dirigenti e i capi operativi in condizioni di essere ritenuti responsabili di inadempienza dei provvedimenti previsti per legge. Questo anche indipendentemente dalla volontà dell’azienda nel rispettare le prescrizioni stabilite.

Federmanager invita pertanto il Commissario Straordinario a richiedere una revisione dei programmi previsti nella legge, sulla base di un piano operativo che tenga conto dei tempi richiesti dalle procedure tecniche e amministrative necessarie per realizzare le opere di risanamento su impianti complessi, datati e che, per le specificità dello Stabilimento di Taranto, come in fase di costruzione spesso richiedono progettazioni e sperimentazioni ad hoc da parte di aziende specializzate di livello internazionale. La revisione si rende necessaria anche da quanto obiettivamente constatato nei primi mesi dell’attuazione dell’AIA che, dato il contesto politico e sociale in cui si calava, fu elaborata privilegiando gli obiettivi di risanamento e i tempi di emissioni a scapito di valutazioni tecniche su fattibilità degli interventi, tempi di attuazione e costi.

TARANTO, 13/6/2013

Per informazioni: Emmanuele La Tanza; e-mail: emmanuele.latanza@alice.it



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