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Cara Italia, ti scrivo…

“Ho sentito la vita politica come un dovere pulito e trasparente, e il dovere chiama la speranza..”  – (Don Sturzo)

Sarà il senso di appartenenza ai confini di questo stato, le particolari radici storiche e gli eventi che lo hanno riguardato, la Cultura, l’Arte, l’orgoglio di esservi nati, non saprei esattamente, eppure essere italiani è sempre stato motivo d’orgoglio, nonostante i segni inequivocabili di arretramento e declino cominciati negli ultimi decenni del novecento..

Cara Italia, andare a ritroso nel tempo significa avere l’onestà di ammettere, che ogni epoca gloriosa della tua storia, si è dovuta confrontare con avvenimenti meno lusinghieri che ne hanno messo in discussione il corso, proiettando in questi spazi di tempo luminosi, raggi oscuri che hanno  in qualche modo offuscato  il desiderio di elevazione e progresso, in ogni aspetto della vita della nazione. Può essere che tutto questo sia semplicemente il senso del relativo che caratterizza il procedere dell’umanità, il quale per sua natura non è mai stato chiuso in un cerchio d’assoluto, di stabilità e coerenza.

E  tu, cara Italia, con una civiltà che viene da lontano, hai ben rispecchiato questo trend evolutivo con i suoi eclissi e la sue luci, in un’alternanza continua, dove ogni variabile in fondo è scaturita da un gioco di equilibri, che rimanda poi ad un concetto universale di cultura cinese, Yin e Yang. E tuttavia in questa sequenza di vicissitudini storiche, nella corsa del tempo e del suo mistero, ci sono stati avvenimenti che hanno segnato il destino del nostro popolo,  a volte nel bene altre nel male.

Certo pensare ai secoli del Rinascimento e al lusso  ereditato in termini di Arte, ci fa comprendere che abbiamo svolto un ruolo di guida e avanguardia, avendo espresso talenti in opere che ancora oggi il mondo intero può ammirare nel profilo architettonico delle nostre città, ricche di tesori d’Arte che non hanno mai conosciuto oblio o declino. Eppure, mentre nel basso Medioevo si assisteva ad una vera e propria esplosione di bellezze artistiche, che cambiava l’aspetto estetico dei grandi centri urbani, c’era anche l’altro volto di quella realtà, che scorreva in modo inversamente proporzionale al primo, nel senso che parlando d’Inquisizione, il processo sul piano etico e sociale diventava involutivo.. Cara Italia, ne convieni?

Ostacolare la scienza e il progresso, restare arroccati su concezioni dogmatiche, non ha contribuito certo ad incentivare l’esigenza di erigere ponti verso il futuro, attraverso il perfezionamento del pensiero umano, che non può vivere nella staticità, ma nel movimento delle idee, con logiche intellettuali che sono appunto il frutto del dinamismo, in ogni campo. Eppure, alla luce di oggi, in tema di Rinascimento, quella morbosa caccia alle streghe, il parossismo di un certo radicalismo religioso, sono stati simili ad una bussola che si ostinava ad indicare un percorso sbagliato, tenacemente, violentemente.. Inaccettabile, eppure la storia è scritta con lettere di fuoco, segna in modo indelebile le tappe  di ogni  verità— e non esiste una mano compiacente che possa cancellarne i tratti.

La tua storia in generale, cara Italia, è davvero travagliata, il  popolo, fin da quando i Greci ti chiamavano Esperia, ha assistito ad ogni sorta di sconvolgimento,  sappiamo bene che l’Impero Romano ha abbattuto barriere e confini, diffondendo ovunque la Civiltà Latina, avanzatissima per i tempi di allora, e sotto certi aspetti, se ci soffermiamo ad osservare le opere colossali che ha realizzato, ancora oggi il livello di quel progresso ci appare notevole. Avevi basi solidissime, dunque, la tua gente non mancava di lungimiranza e intraprendenza. Oggi i Romani li avremmo definiti cinici e reazionari, colonialisti e invasori, ma in quella fase di transito  che ci porta verso  nuovi  passaggi di tempo,  segnando gli eventi secondo una nuova disciplina, ci sono i passi storici compiuti da ogni popolo, e anche del nostro. Si è reso quindi necessario dividere lo scorrere dei secoli in uno spartiacque  che considera per convenzione la nascita di Cristo come anno zero, e pertanto lo svolgimento dei fatti storici parte da queste coordinate di tempo, in un arco che si apre   tra due denominazioni – ovvero A.C. e D.C.,  in seguito al riconoscimento (invalso..), di un evento unico, epocale:  la nascita di Cristo. Una cosa è certa, credenti o no, la sua venuta al mondo ha superato indenne la prova dei cingoli del tempo, ed è tuttora, alla soglia del terzo millennio,  il cardine delle confessioni religiose Cristiane. Cara Italia, mi sono soffermata su questo ‘dettaglio’ poiché per ragioni misteriose, che forse non ci competono, fin dai primi secoli d.C., Roma era diventata il centro della Cristianità, e così ha continuato attraverso il credo cattolico, fino ad oggi. Difficile spiegare, ci si smarrisce nei meandri di qualcosa che trascende, sembra incredibile dato che Cristo è nato in Palestina, e da Roma, allora, la distanza era enorme.

Questi cenni storici non hanno certo la pretesa di un excursus circostanziato. Mi serve, cara Italia, per riflettere sulle caratteristiche sociali della nostra gente, che ha manifestato una forte identità culturale fin dalle origini, ma è rimasta, specie dopo il tramonto dell’epoca imperiale, frammentata, sicuramente per motivi contingenti, era  in ogni caso, un panorama geografico disarmonico, un mosaico di piccoli stati all’interno di una ‘nazione’ vagheggiata. Fino a quel fatidico 1861, anno in cui, dopo insurrezioni e rivolte allo straniero di turno, finalmente, grazie ai rivoluzionari che avevano creduto nel cambiamento, si attuò il sogno dell’unità, agognato non solo da chi aveva combattuto con gli ideali e le armi, ma anche dal popolo. E poi la storia sembra amplificare il tempo, questo concetto astratto, quasi metafisico, perché legato a logiche che vanno oltre il nostro sentire.

E si giunge al novecento, il secolo degli sconvolgimenti, degli assetti politici e civili più contradditori, delle aspre lotte tra ideali liberali e dispotismi, che rimandano ai perimetri di tragedie ormai condannate dall’esito stesso di questi terribili avvenimenti; l’allusione ai due grandi conflitti mondiali, è fin troppo ovvia. E  infine gli anni durissimi della ricostruzione, il 45’, e con essa la ripresa e la speranza, il miracolo economico, le prime tensioni politiche tra i due schieramenti eternamente in dissidio tra loro: la sinistra e i rigurgiti degli ideali fascisti, che  non ci stavano a stare sotto la cenere.. Sembravano scaramucce destinate a dissolversi, e invece il gioco, cara Italia, diventava molto serio tra gli anni sessanta e settanta, caratterizzati da tensioni sindacali, manifestazioni di piazza che non esprimevano un dissenso civile  nel campo neutro della democrazia, e della giovane repubblica, ma opposizione d’ideali che cercavano lo scontro diretto, quasi che non vi fosse altro tramite per dialogare. Erano passati solo vent’anni dalla tremenda esperienza della seconda guerra mondiale, che aveva visto l’Italia teatro di asprissimi combattimenti, su ogni fronte possibile. I fiumi di sangue versati non avevano insegnato nulla, gli esseri umani sono davvero irriducibili, sembrava che in questo nostro paese ci fosse qualcosa che serpeggiava.

C’erano troppi militanti di sinistra, e un partito che ad ogni consultazione elettorale rischiava di ribaltare la scena politica al potere, e quella guerra fredda sul piano internazionale, che rendeva l’Italia una sorta di terra promessa per i due schieramenti mondiali dell’est e dell’ovest. Questo in fondo era il vero dilemma. E poi, a differenziarci dagli altri paesi europei, certo coinvolti in tensioni sociali e sindacali, ma in ben altra misura, arrivarono gli anni delle stragi, una dopo l’altra. Da Piazza Fontana, a Piazza della Loggia, dal treno Italicus alla stazione di Bologna, agli efferati omicidi di persone che svolgevano la loro ammirevole attività nelle procure, con autentico spirito di servizio e onestà. Ho citato solo alcune delle stragi che hanno insanguinato l’Italia tra  il ’69 e gli anni ‘80, ma il repertorio è ben più vasto, il bilancio è di alcune centinaia di morti, e un numero sempre approssimato per difetto di feriti, senza contare le stragi organizzate e non portate a termine. Insomma, cara Italia, anni di piombo, come sono stati definiti, di terrore e paura.

La società era nelle mani di gente indottrinata, che aveva smarrito il concetto della parola ragione. I movimenti pseudo politici che animavano il terrorismo erano composti da uno sparuto numero di persone che condividevano più o meno questi ideali violenti, ma non vi era una valida disciplina di pensiero, e nemmeno organizzazione dietro le quinte dei loro disegni poco chiari all’interno dei gruppi. Era evidente che da soli, nonostante il ricatto del terrore che trasmettevano alla società, non sarebbero sopravvissuti, né potevano essere così grulli da illudersi che in questo modo potevano conquistare l’assenso della gente, o paradossalmente aspirare ad una sua lontana approvazione. E allora di che cosa campavano, con quale logica nutrivano il loro pensiero? Lo sappiamo oggi, cara Italia, dalle testimonianze dei responsabili che sono stati processati e hanno scontato il pesante inferno che si portavano dentro, con le pene inflitte dalla giustizia. Ma soprattutto dalle loro testimonianze sappiamo che erano disorientati da raffiche di  pensiero che sapevano muoversi e imporsi solo con atti violenti, dal fatto che molti di loro hanno ammesso la labilità di quel disegno politico inconsistente, senza presente né futuro. Oggi sappiamo anche quanto fossero manovrati, anche se i burattinai sono ancora ombre fitte del nostro passato, e non sono mai venuti davanti alla luce della verità, a chiedere perdono.. C’era di tutto in queste stragi, e in quelle che sono seguite nei primi anni novanta, a danno di magistrati che avevano cominciato a stendere la mappa del mistero, fino ad arrivare alla soglia di quella porta oscura.

E per questo hanno pagato duramente. Parliamo di mafia e poteri occulti, capitoli della nostra storia ancora fitti fitti di enigmi. Tanti rappresentanti della criminalità organizzata sono finiti nelle strette maglie della giustizia, ma sappiamo che erano il braccio armato di una realtà ben più potente e pericolosa. Ne parlano i collaboratori di giustizia, le inchieste dei giornalisti più coraggiosi,  se ne parla nei programmi della TV, e nelle numerosissime pubblicazioni sull’argomento, ma nei fatti, nulla esiste al vaglio della giustizia. Sembra incredibile che mezzo secolo di violenze e assalti a gente comune innocente, si sia dissolto nell’imponderabile di una realtà che non si lascia nemmeno avvicinare. Esiste, ma compie i suoi percorsi sotto i tunnel sotterranei dell’omertà e della reticenza, dove la connivenza garantisce impunità e un triste modo di sopravvivere.

E’ possibile odiare a morte un innocente, degli innocenti, che vogliono solo una strada degna sotto i piedi di tutti? Cara Italia, pensiamoci.

Cara Italia, non si può che essere sconcertati, si resta senza parole, impotenti davanti a questa spessa coltre d’impunibilità, inacessibilità, e non dirmi che all’interno di ogni nazione ci sono i panni sporchi da lavare, non regge. Qui si è sempre andati oltre il naturale steccato dell’errore, c’è qualcosa che sovrasta davvero la ragione, fa vacillare ogni presupposto d’umana e civile convivenza. Qui c’è buio pesto, oscurità e legittimo desiderio d’illuminare a giorno le retrovie di una guerra strana, dove orgoglio e potere sono armati fino ai denti. Ma quale orgoglio, però? Quali bilanci portano davanti alla loro coscienza queste persone, quali filtri usano per evitare che i loro figli, le mogli, le madri, scorgano le tracce di questi orizzonti infernali? Perché tanto assedio d’ombre sul tuo bellissimo volto, cara Italia, deturpato nel nobile profilo, da questi avvenimenti ai quali non è semplice attribuire un nome, un appellativo. Alla gente è stato inoculato il veleno del sospetto e del dubbio, si sospetta di tutti, perché questo male oscuro aggredisce come una malattia esantematica, e anche la  persona che ti sta vicina potrebbe avere tradito.

Quando si sospetta delle forze dell’ordine, magistrati, delle istituzioni, carissima Italia.. sì,  le istituzioni, colluse e scaraventate in quest’arena in cui il male continua a esibirsi con i suoi fantasmi. Ma allora cosa ci rimane, di chi dobbiamo fidarci, quali sono i volti schietti e incorrotti, possiamo andare avanti così? Basta, questa non è una partita in cui le parti hanno le stesse probabilità di riuscire vincenti, non è una partita a scacchi, è un inferno.

Cara Italia, non ci può essere traccia di bene dietro queste sfide improvvide e assurde, quando si vuole fare del bene alla società, al singolo, non ci si trincera dietro il tritolo, e non ci si nasconde. Il bene, quello vero e autentico, si fa alla luce del sole, è finito il Risorgimento, e non abbiamo più necessità della Carboneria. Abbiamo bisogno di strade illuminate, di verità messa sotto fari potenti, affinché si possa pensare ad un futuro migliore e non violento per i nostri figli, questo si può fare solo prendendo atto dei propri errori, e lasciando le armi occulte per avvicinarsi alla società con le mani e il pensiero puliti. Si può fare, gli americani direbbero ‘we can’. Non è mai tardi per tornare indietro, ripercorrere a ritroso l’oscurità delle proprie strade, e rientrare in un percorso più umano, vicino a Dio e all’umanità. Continuare così è l’annientamento, l’erta più pericolosa, retta dal cinismo più sconvolgente e ingiustificato, è un semaforo sempre rosso. Abbiamo bisogno della speranza che si apra un varco davanti al buio più dissoluto, e questa può venire da altri presupposti, da orizzonti in cui ci si può misurare con l’onestà. Cara Italia, io sono ottimista, forse ingenua, però nella bellezza dei tuoi cieli liberi, io ho la presunzione di vivere questa speranza. Io non la penso come  Nietzesche, il quale sosteneva che la speranza è il peggiore tra i mali in quanto aumenta il tormento degli uomini..

Giacché invece siamo ormai vicinissimi al Natale, auguriamoci che non sia un’illusione.
(Virginia Murru)



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