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Buoncammino. Anche la poesia nel penitenziario circondariale

Cagliari. Il 7 giugno scorso, nel penitenziario circondariale di Buoncammino, a Cagliari, presso la biblioteca dell’istituto, si è svolta una manifestazione culturale, all’insegna della poesia, alla quale ha aderito la poeta genovese Laura Ficco, che da anni risiede nell’isola, dove è piuttosto conosciuta e apprezzata. Laura ha orientamenti diversi in ambito artistico, in particolare si è distinta nel comporre versi. In un comunicato stampa dedicato all’eccezionale evento, si legge:

“L’iniziativa rientra nell’ambito delle attività socio-educative programmate dalla Direzione dell’Istituto, finalizzate alla crescita culturale ed espressiva delle persone recluse, che hanno manifestato motivazione e interesse”.  

“Laura Ficco ha aderito con vivo interesse all’iniziativa. L’incontro con i detenuti in un carcere è stato forte motivo di riflessione. L’autrice è stata fortemente coinvolta in questo mondo nel quale proprio loro, si sono sentiti, almeno per qualche ora, figli di una società che in fondo non esprime vere e proprie sentenze, ma chiede personali ripensamenti, affinché la detenzione non sia solo pura espiazione dell’errore, della pena, ma, soprattutto, occasione di recupero, di riabilitazione delle coscienze e, sicuramente, di formazione per nuove prospettive di vita”. Così la poeta/scrittrice e critico letterario, Virginia Murru.

La dott.ssa Giuseppina Pani ha introdotto il dibattito, al quale hanno partecipato attivamente anche i detenuti; si sono poi alternate letture di testi poetici da parte di Laura, seguite con attenzione dai presenti. L’autrice si è dichiarata soddisfatta.

“Il carcere non è certo il margine di un girone infernale, ma luogo nel quale la cultura può trovare degno accoglimento. Può anzi essere un’opportunità, una mano tesa che aiuta a fare qualche passo in più verso la soglia della libertà, la quale non è l’erma bifronte del ‘fine e del limite’, segnato dal filo spinato della pena detentiva, ma anche lenta conquista per coloro che, per cause dovute alla fragilità umana, l’hanno offesa con i loro atti. La prova che la cultura può essere un valido e forte strumento di formazione, anche morale, il ponte che bypassa le interdizioni, è che tanti detenuti in carcere scoprono la passione per la scrittura, o altre forme d’arte. In questa circostanza alcuni di loro hanno presentato poesie, versi acerbi, ma densi di significati profondi. Il loro rappresentante, mentre il dibattito volgeva al termine, ha ringraziato Laura, si è dichiarato commosso per l’umiltà che l’autrice ha dimostrato, e soprattutto per l’interesse verso la loro condizione di vita. Inutile finire in retorica, sottolineando che eventi come questi sono esempi da cogliere e ripetere nel tempo, proprio per il messaggio di speranza che veicolano. Chi vive nelle periferie della società, non è un uomo per caso, ma un essere umano che lentamente può rientrare nel suo centro, aprendo porte nuove, forse accendendo tutte le luci di quel tunnel poco illuminato che il loro passato rappresenta”. Sono parole conclusive della Murru che ha partecipato allo straordinario evento, vivendolo con intensa emozione.

Grata dell’accoglienza, Laura Ficco intende ringraziare il Direttore, gli organizzatori dell’incontro e gli ospiti del penitenziario cagliaritano, con una sua recente poesia “Oltre le mura”:

Quando la luna è alta nel cielo, / si veste di ombre, / il respiro diviene lento / il cuore coglie un fremito. // Dentro le mura, / le ore infrangono nella mente / l’anima altalenante / si esalta, muore, / fievoli spiragli di luce / riportano alla vita. // Istantanee, / il bianco nero / nel passato riflette, / ovattato da assordanti rumori, / di soffocate grida di lamento, / mentre lo spirito sprofonda / nel torbido dolore. // Sussurri di mestizia / colgono speme, dimenticare, sognare, / pregare che la luce del sole / baci ancora / occhi umidi, / dal timore, socchiusi. // Ricominciare impavidi / oltre le mura, / l’opera natia del domani / avrà un cielo / pieno di stelle.
(Francesco Mulè)

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