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Bodrum (Turchia). Le tragedie in uno scatto: il piccolo siriano nella memoria

Bodrum. “Avendo visto, nei giorni scorsi, l’immagine del corpicino di Aylan Kurdi di 3 anni, morto con il fratellino maggiore Galip, 5 anni, e con la mamma, mercoledì scorso nel naufragio di un barcone al largo della costa turca di Bodrum, annegato, adagiato sul bagnasciuga di una spiaggia del mar Mediterraneo, ho sentito un senso di profondo dolore e di grande dispiacere. Anche di immensa impotenza che mi ha portato e, tuttora, mi porta a chiedermi perché tutto ciò anche al piccolo Aylan e a tanti bambini innocenti e indifesi. Perché una sorte così crudele a bimbi assolutamente innocenti e, ripeto, indifesi? E non solo a lui, ma anche al fratellino maggiore? La loro famiglia sarà sicuramente sfuggita a una guerra cruenta nella speranza di offrire un futuro migliore alle due creature”.

“Tutti devono vedere la foto di Aylan, tutto il mondo la deve guardare e vergognarsi”, ha affermato lo zio del piccolo Mohammad Kurdi.

Abdullah Kurdi, il padre dei piccoli Aylan e Galip, diventato il simbolo del dramma dei profughi siriani, è arrivato a Kobane per seppellire i due figli e la moglie

“Ma ai casi di disperazione, a causa di guerre interminabili, – si legge nella lettera firmata- vengono ad aggiungersi svariate problematiche che persistono nel continente Africa dove, per interessi politici, religiosi e quant’altro, non vengono sfruttate tutte quelle enormi potenzialità, costringendo milioni di donne, uomini, anziani, bambini, giovani a lasciare la loro terra, le loro case, i loro amici, i loro ricordi, sperando di tovare un futuro più ricco di migliori prospettive.

Conseguenza di tutto ciò? Invasione del vecchio continente dove si cerca di migliorare le proprie condizioni di vita quotidiana.

La religione, sono sicuro, viene ad essere, molto probabilmente, la copertura come tentativo per islamizzare il vecchio continente, come è stato tentato molti secoli addietro.

Oggi flussi sempre più ingenti di giovani, e non solo, lasciano le loro terre, certi che l’Europa darà  loro accoglienza, in quanto divisa in due e forse di più di fronte al fenomeno dell’immigrazione di massa.

Il compianto Card. Giacomo Biffi, ha visto molto lontano, circa vent’anni fa, quando invitava a tenere alta la guardia di fronte al fenomeno, affermando che il problema della globalizzazione sarebbe stato irreversibile, e che sarebbe stato meglio, per il vecchio continente, accogliere immigrati di religione cristiana.

Oggi politici e parecchi uomini di chiesa si mostrano molto titubanti di fronte al problema che si va  espandendo. I politici europei non si rendono ancora conto di questo fenomeno che viene a creare problemi in tutte le famiglie, in tutta la popolazione europea.

Perché costoro stanno, di fatto, rendendo vita difficile alle nostre future generazioni? Forse anche i nostri figli dovranno fare la stessa fine di Aylan, negli anni futuri? È questo che si vuole?

Magari avessimo risorse finanziarie e tecniche per poter salvare tanta gente che, negli anni a venire, sarà certamente in ulteriore aumento. Se non si prenderanno seri provvedimenti,  tendenti ad aiutare le popolazioni del medio oriente e del continente africano nelle loro terre, tra qualche decennio l’Europa sarà islamizzata, con tutte le conseguenze anticipate e previste dal Card. Biffi, insultato e deriso dai comunisti, allora, mentre oggi i loro eredi politici sono diventati buonisti e accoglienti, con conseguenze future prevedibilmente molto pesanti per le nostre società”.

Fonti: da una lettera firmata
(Francesco Mulè)

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