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Banca d’Italia. Al capolinea il mandato di Ignazio Visco

Dopo sei anni percorsi su fili ad altissima tensione, si conclude il mandato del Governatore Ignazio Visco a Bankitalia. In data odierna, sul secondo canale della Rai, Visco ha esposto in diretta, davanti ad esponenti del mondo politico e della finanza, presente anche il Presidente della BCE Mario Draghi, le considerazioni finali sull’anno 2016 (Relazione annuale anno 2016 – centoventiseiesimo esercizio).

Nel comparto bancario, nel volgere di sei anni,  sono stati veramente tanti gli eventi di carattere finanziario che hanno creato un clima di tempesta a Palazzo Kock,  contingenze che hanno richiesto misure straordinarie per affrontare una crisi sistemica. Crisi che ha travolto non solo istituti di credito che sembravano avere fondamenta d’acciaio in Italia, ma anche colossi stranieri di peso internazionale. Clamoroso il caso finanziario di Lehman Brothers negli States (fine 2008, scandalo dei subprime), che è stato poi il detonatore di una crisi del settore a livello mondiale, i cui effetti si sono riflessi in breve tempo anche in Europa.

Tra le ‘vittime illustri’ Deutsche Bank e Commerzbank, tanto per fare alcuni esempi, ma in questo girone infernale i ‘dannati blasonati’ sono stati tanti (tra questi anche un grande istituto di credito, la ‘Royal Bank of Scotland’, che è stato nazionalizzata per evitare il crack totale, la ‘Lloyds Banking Group’ e diverse altre con destino simile).

Uno dei settori più colpiti  quello bancario, linfa di ogni economia,  il Governatore di Bankitalia ha avuto il compito non facile di mediare in questo labirinto ingolfato di nodi,  ostacoli causati da crediti deteriorati e sofferenze bancarie, che hanno inceppato il sistema, reso difficile la gestione di importanti istituti, che hanno rischiato il crack proprio a causa di un eccesso di Npl. Basti pensare che in Italia i crediti deteriorati rappresentano una quota importante delle risorse bancarie (circa il 15%), ossia ben 350 miliardi, dei quali 200 sono sofferenze bancarie, difficili da smobilizzare e rendere esigibili.

Gli anni di Visco alla guida di Bankitalia sono stati davvero tra i più critici che il comparto abbia affrontato, e risollevarsi è stata un’avventura continua, proprio per la natura globale della crisi. Uno dei primi ostacoli che ha dovuto affrontare il Governatore è stata la crisi del debito sovrano, che è stata poi bypassata.

Visco ha assistito, nel corso del mandato, agli anni roventi della recessione, e poi al lento abbandono della palude per l’economia italiana, che ha cominciato a rianimarsi nel 2014, ma con i suoi affanni, i colpi micidiali di una crisi che ha impresso il suo ‘timbro a cartiglio’ non solo nel nostro paese, non solo in Europa, ma anche oltre Atlantico.

Una crisi che  ha il marchio della globalizzazione; l’economia italiana, con i suoi piedi d’argilla,  si porta dietro tante ferite, che faticano a rimarginarsi. E’ stata affrontata la crisi delle 4 banche a limite default (Banche MarcheBanca popolare dell’EtruriaCassa di risparmio di FerraraCassa di risparmio di Chieti), poi soccorse dal cosiddetto ‘decreto salva banche’ del governo Renzi.

E la crisi di grandi istituti di credito, come Montepaschi ( risultata la peggior banca europea in seguito agli stress test 2016, e costretta ad mettere in atto un piano di risanamento adeguato), sostenuta da interventi pubblici. Quindi le banche venete, il cui intervento è ancora da definire. E tuttavia la situazione è migliorata, se si pensa che nel 2014, la BCE, attraverso la procedura degli stress test, ha ‘bocciato’ nove banche italiane su 25. Nel 2015, restano in sospeso e attendono ‘soccorsi’, causa forte criticità, come già accennato,  Veneto Banca e la Popolare di Vicenza.

Bankitalia, tuttavia ha posto sotto commissariamento 16 banche (il che non significa che sono sull’orlo del default..), per cui il comparto è tutt’altro che fuori dalla crisi.

Tantissimi i punti sui quali si è focalizzata la relazione di Ignazio Visco questa mattina, un osservatorio sulla situazione economica e finanziaria del Paese, uno sguardo ai raggi X dove c’è stato spazio per l’ottimismo,  ma anche per la razionalità. Sul ‘bersaglio’ i conti pubblici, in particolare il debito pubblico, una montagna che ‘ostacola i margini di manovra’. E non manca di esprimere considerazioni sulla politica monetaria della BCE:

“L’attività economica e l’inflazione beneficiano dell’orientamento fortemente espansivo della politica monetaria; le politiche di bilancio sono complessivamente neutrali. Le misure che nel Consiglio direttivo della BCE abbiamo deciso di adottare dalla metà del 2014 hanno contrastato con successo i rischi di una spirale deflazionistica; dati gli alti livelli di indebitamento, pubblico e privato, essa avrebbe provocato gravi effetti depressivi sull’economia dell’intera area.”

Focus importante il tasso d’inflazione, il 2% è un target ancora da raggiungere:

“L’obiettivo di stabilità dei prezzi nell’area dell’euro – un aumento prossimo al 2 per cento annuo da mantenersi in modo durevole in un orizzonte di medio periodo – non è ancora raggiunto. La dinamica di fondo rimane frenata dalla disoccupazione in molte economie dell’area e da una crescita salariale fiacca anche in quelle dove le condizioni del mercato del lavoro sono migliori; la normalizzazione delle aspettative di inflazione deve ancora consolidarsi; resta debole la domanda di credito.”

Visco sottolinea anche la posizione delle piccole imprese, che non possono esprimere competitività a livello globale per il limite rappresentato dall’export. Mentre è importante il dinamismo riscontrato ultimamente nelle medie e grandi aziende, proprio riguardo alle esportazioni:

“Al miglioramento delle esportazioni delle aziende italiane, di pari passo con il commercio mondiale, continua ad accompagnarsi un contenuto incremento della spesa delle famiglie, sospinta da più favorevoli prospettive di reddito; più di recente vi si è associata la ripresa degli investimenti privati.”

Il Governatore è impietoso nei confronti del mercato del lavoro, nell’analisi del tasso di disoccupazione, che influenza e rende vulnerabile la domanda interna:

“Al di là degli eventi congiunturali, lo sviluppo economico del nostro paese è frenato dalle rigidità del contesto in cui operano le imprese, dalla debole dinamica della produttività, dall’insufficiente tasso di occupazione.”

Altro tema importante delle considerazioni di Ignazio Visco, è stato il rapporto Pil-debito pubblico:

“Il rapporto tra debito pubblico e prodotto è su livelli elevati da oltre trent’anni. Nonostante la riduzione avviata a metà degli anni Novanta, all’inizio della crisi era ancora prossimo al 100 per cento; è aumentato rapidamente dal 2008, fino a superare il 130 per cento.”

E sempre sull’argomento, prosegue:

“L’alto livello del debito costituisce, tuttavia, un elemento di vulnerabilità e di freno per l’economia. Accresce i costi di finanziamento degli investimenti produttivi del settore privato; induce un più ampio ricorso a forme di tassazione distorsiva, con effetti negativi sulla capacità di produrre reddito, risparmiare e investire; alimenta l’incertezza e anche per questa via scoraggia gli investimenti; riduce i margini disponibili per politiche di stabilizzazione macroeconomica. Il debito elevato espone inoltre il Paese alla sfiducia dei mercati e a fenomeni di contagio.”

“Ogni anno lo Stato italiano si rivolge ai mercati per collocare titoli per circa 400 miliardi.”

Poi, dal suo discorso emerge un flash di ottimismo circa la criticità dei conti pubblici:

“Con un tasso di crescita annuo intorno all’1 per cento, l’inflazione al 2 e con l’onere medio del debito in graduale risalita verso i valori osservati prima della crisi, un saldo primario (ossia al netto degli interessi) in avanzo del 4 per cento del PIL, sostanzialmente in linea con il quadro programmatico del governo, consentirebbe di ricondurre il rapporto tra debito e prodotto al di sotto del 100 per cento in circa dieci anni.”

In questa ‘radiografia’ dell’economia italiana, ci sono anche spunti d’incoraggiamento, si mettono in evidenza i margini per un miglioramento degli standard di crescita; tutto dipenderà dal modo in cui verranno gestiti i conti pubblici e relativo bilancio. Occorrono dunque interventi di politica economica efficaci, atti a ridurre l’incidenza del debito, al fine di creare spazi più liberi all’attuazione di quelle riforme strutturali che la Commissione europea esige nel rispetto dei parametri.
(Virginia Murru)

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