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Arte. Ritrovata una preziosa opera di Ligustro

Imperia. Mentre riordinava alcuni documenti nell’archivio del padre, Francesco Berio ha ritrovato una importante opera. Si tratta di una litografia che Giovanni Berio, noto in arte come Ligustro, considerato uno dei più grandi artisti liguri del Novecento, aveva realizzato in onore di Gabriele D’Annunzio.

“E’ un ex libris – ci ha detto Francesco Berio – realizzato nel 1988 da mio padre per il 50esimo anniversario della morte del poeta. Ho completato la scheda relativa all’ opera proprio in questi giorni in coincidenza con il centenario del raid aereo Roma- Tokyo al quale il “Vate” aveva progettato di partecipare. Si tratta di una preziosissima xilografia policroma a cinque colori, realizzata utilizzando i metodi Nishiki-e, Gindei e Kirazuri”.

Il Maestro Ligustro lo avevo incontrato l’ultima volta nel 2014 nel suo studio ad Imperia. “Sono un autodidatta – ci aveva detto Ligustro – disegno e dipingo da sempre. Alletà di 63 anni mi sono dovuto ricostruire una nuova vita. Dopo una esistenza dedicata al lavoro, nel quale, ora capisco, avrei dovuto spendermi di meno, per gestire costruzioni di impianti di lavorazione dell’olio nel Mediterraneo, ed in conseguenza di un brutto infarto, mi sono trovato a ricominciare da capo. Ricordo che ero fra la vita e la morte, quando nel momento di massima crisi fisica ho visto scorrere nella mia mente tanti colori. Potrei anche pensare di essere finito in un’altra dimensione tanto è stata intensa quella visione”.

E’ forse proprio da questo che nacque in lui il grande amore per il colore, tanto che alcune sue creazioni sembrano proprio un omaggio alla grandezza del colore. “Da quel momento – ci disse- è ricominciata per me una nuova vita. E’ stata una importante opportunità rivolta alla riscoperta dei valori di semplicità e di amore per la vita con l’obiettivo di dare gioia, oltre che a me stesso, anche a chi ne fosse interessato”. Ligustro nacque ad Imperia nel 1924 e si dedicò dal 1986 esclusivamente allo studio e alla pratica della xilografia policroma giapponese e delle sue tecniche “Nishiki-E” in uso nel Periodo Edo, con la quale realizzò bellissimi esemplari stampati a mano con antichi metodi artigianali su preziose carte prodotte ancora oggi in Giappone.

“Ligustro è considerato  -ci ha spiegato il noto editor e collezionista Armando D’Amaro – il più grande incisore europeo di xilografie policrome secondo la tecnica giapponese. Le sue opere sono un tripudio di colori. La sua capacità più grande fu quella di sapere trasmettere, con serenità e saggezza una cultura antica così lontana da noi. Insomma è riuscito davvero a trovare un equilibrio ideale tra Oriente ed Occidente”.

Ligustro fu maestro anche della tecnica Ukiyo-e, fiorita in Giappone dal 1600 al 1800, e recepita anche in occidente, specie a livello figurativo e iconografico dall’impressionismo al liberty. In Giappone era una lavorazione collettiva che, dal disegno all’ incisione del legno e alla colorazione realizzava stupende stampe policrome. Ligustro la riformò modificando tecnica e strumenti, trovando anche materiali nuovi. Il maestro era in grado di realizzare stampe con una gamma infinita di colori. Realizzava pochissime tirature delle sue opere, spesso solo quattro, che non vendeva, ma teneva per sé ed i suoi figli, disinteressandosi al denaro.

“Del resto – concluse nel nostro incontro il Maestro – a quale prezzo dovrei venderle tenuto conto dei mesi di lavori che ognuna richiede. I temi che più mi interessano sono la luce, la vita, la felicità, l’amicizia, la famiglia e la sua armonia, l’educazione e la cultura, la natura e la bellezza femminile”.

Per fortuna il patrimonio culturale ed artistico di Ligustro non è andato perduto. Oltre quattro mila legni incisi e più di duemila libri d’ arte infatti sono stati donati dalla famiglia Berio alla Biblioteca comunale di Imperia, dove sono esposti e messi a disposizione degli studiosi. Il grande e generoso maestro inoltre prima di lasciarci (è mancato ad Imperia l’ 11 dicembre 2015), è riuscito a trovare anche due eredi: si tratta di Stefania Semolini, in arte Edhèra e Nella Ponte, in arte Hellory, due artiste che l’hanno seguito con passione negli ultimi anni della sua vita e sono riuscite ad apprendere da lui alcune delle sue particolari tecniche xilografiche.
(Claudio Almanzi)

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