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Anagrafe tributaria. Il grande fratello, un ‘drone’ con vista acuta

Lo chiamano ‘il Grande Fratello’, per la legge è l’Anagrafe tributaria, avrà sensi acuti, occhi e olfatto da levriero, per arrivare dove prima il contribuente s’illudeva fossero aree interdette al fisco. Da oggi le tasche degli italiani saranno rivoltate, anzi esposte ai raggi X, o forse a quelli gamma y, dipenderà dalla consistenza del portafogli.. Ieri era il termine ultimo in cui banche, poste, operatori finanziari, dovevano inviare un flusso enorme di dati all’Agenzia delle Entrate, si stima che siano intorno ai 500 milioni. I saldi di tutti i movimenti, transazioni via web o vie convenzionali, dovranno essere trasmessi all’Anagrafe dei rapporti finanziari. Nessuno, o pochi, hanno sviluppato immunità verso le lenti impietose del fisco, i passaggi diventano sempre più stretti in materia d’imposizione, e tutto passerà al vaglio del ‘grande fratello’, pronto a lanciare i suoi ‘strali’ qualora emergessero dalle analisi importi sospetti nei crocevia dei controlli.

C’è da convincersi che scatterà una maxi operazione di controlli incrociati; il Garante sulla privacy ha chiesto garanzie per i dati dei contribuenti ormai già trasmessi, misure di sicurezza più ampie, e rispetto dei principi fondamentali sulla privacy, chiedendo che tutti i dati siano poi distrutti dopo 6 anni. La risposta dell’Anagrafe è stata ‘rassicurante’ in tal senso: i controlli non saranno generalizzati, gli accertamenti verranno avviati solo verso coloro che presenteranno incongruenze tra i redditi dichiarati e quelli effettivi dei movimenti rilevati.

Ogni passo compiuto attraverso trasferimenti di denaro, lascerà la sua orma. Si stima che l’evasione, in termini concreti, ammonti a 90 milioni di Euro l’anno. Si spera almeno che il cosiddetto ‘tesoretto’ serva poi ad alleggerire il carico fiscale del futuro.

Saranno email certificate o semplici format da trasmettere su canali informatici già predisposti, a fare confluire sui sistemi dell’Agenzia questa mole enorme di documenti. Lo Stato indubbiamente è affamato, e chi ha fame aguzza l’ingegno, tanto per dirla con un luogo comune, ma perché aspettare così tanto prima d’intervenire con misure efficaci, che già, è stato dimostrato, producono frutti importanti per l’Erario?

C’è da dire che proprio l’Erario ha già fatto i suoi conti su queste entrate ‘straordinarie’, provenienti da circuiti sommersi di reddito, che fino ad oggi, magari, beneficiavano di strategie non esposte agli occhi indiscreti del fisco, e da oggi invece saranno controllate ‘a vista’.

Già nel 2015 il rientro a favore del fisco è stato consistente: si tratta di un importo che si aggira sui 15 miliardi di Euro, risorse ricondotte nelle casse dello Stato, recuperate con le buone o con i mezzi ‘ortodossi’ di riscossione, comunque riportate nei binari delle finanze pubbliche. Se si fa un confronto con le somme recuperate nel 2006 (peraltro l’anno in cui fu introdotto il sistema di misurazione per incassi), per esempio, l’incremento risulta essere pari al 240%. Un incredibile passo avanti nella lotta all’evasione. Nel 2015 l’Agenzia delle entrate ha inviato le famose lettere ‘per la compliance’, ossia un invito al cittadino inadempiente a fare ‘pace’ con il fisco, risolvendo in modo conciliante le intemperanze in materia di ‘fughe’ dai propri doveri di contribuente, a volte fughe ‘rocambolesche’, ma non passate inosservate, e pertanto bloccate in tempo.

Le sanzioni per i ‘pentiti’ sono meno dolorose,  tanto che circa 150 mila cittadini hanno deciso di accettare, lo scorso anno, l’invito a mettersi in regola con l’Agenzia, versando, in modo più o meno spontaneo, la considerevole cifra di 250 milioni di Euro. Poiché l’invito a collaborare si è rivelato efficace, questa strategia sarà valida anche per l’anno in corso. Il contribuente che salderà le pendenze con il fisco non sarà accolto con gli onori riservati al ‘figliol prodigo’, ma si stabiliranno rapporti più chiari e trasparenti, e sono previste  ‘indulgenze’ per chi collabora.

Si conta di rendere più flessibili e veloci le procedure, di modernizzare il sistema, di fornire risposte chiare agli interpelli e alle istanze, insomma di rendere più efficace il processo burocratico, tutto nell’interesse di un recupero basato sull’efficienza dei mezzi normativi a disposizione.

Lo Stato, tramite il fisco, acquisirà ogni dato che riguardi i nostri movimenti di denaro, rivolterà tutto per fare emergere eventuali atti che finiscono nel torbido, e quindi nell’illecito. Entrerà a pieno regime  l’Anagrafe dei rapporti finanziari, si stima che saranno circa 40 milioni i correntisti che passeranno nelle esigue maglie dei controlli. Verranno comunicati i saldi dei conti bancari relativi agli ultimi anni, il totale degli accrediti e addebiti durante l’anno, nonché la giacenza media annua delle somme rilevate. Bancomat e carte di credito saranno oggetto di severi controlli, così come le cassette di sicurezza, libretti di risparmio, e tutto ciò che documenta e traccia le transazioni.

Gli evasori hanno i ‘giorni contati’? Si spera che anche lo Stato, e non solo il cittadino qualunque (debitore), come richiama un articolo del Cod. Civile (N. 1176), si comporti con la diligenza del  buon padre di famiglia, e non si accanisca laddove non esistono nemmeno i mezzi per coprire sanzioni esorbitanti, ma persegua coloro che davvero nascondono redditi cospicui sommersi e ben occultati.

Il Presidente della Commissione parlamentare di Vigilanza sull’Anagrafe tributaria, dichiara: “Il cittadino onesto non ha nulla da temere. Ma questo nuovo strumento può essere utile visto che in Italia c’è uno scarto molto alto tra accertato e riscossione: accade che non si riesca a riscuotere” le cartelle fiscali “perché il destinatario dell’accertamento risulta nullatenente”. E con l’incrocio dei dati della dichiarazione dei redditi e dei movimenti sul conto corrente il fisco avrà un’arma in più per scovare questi “furbetti”. Con un risvolto positivo anche sui conti pubblici.”

Il riferimento alla perequazione tributaria, attraverso il rispetto dei principi di equità e giusta ripartizione del carico tributario (in ottemperanza dell’art. 53 della Costituzione), in merito alla capacità contributiva, è un rimando naturale, si direbbe.

Però l’impressione è che la giustizia, anche in materia fiscale, non sia una bilancia ‘esatta’. Se si pensa ai patteggiamenti firmati alla fine di dicembre, tra ‘Apple’ e l’Agenzia delle entrate, gli ‘sconti’ sono davvero impressionanti. Apple, per evasioni che riguardavano gli anni d’imposta che vanno dal 2008 al 2013, ha versato all’Erario 318 milioni di Euro, a fronte di un’evasione calcolata sugli effettivi 879 milioni di Euro. Così è stato chiuso il contenzioso, diciamo pure a buon mercato per la multinazionale. Non sempre, in rapporto ai mezzi disponibili, accade così per le famiglie colpite dalle ‘ire’ del fisco.

Chissà perché accade che proprio con i contribuenti che non possono permettersi di affrontare sanzioni durissime – a volte flessibilità e indulgenza diventano termini relativi, e le testimonianze al riguardo sarebbero davvero tantissime.

Più o meno lo stesso trattamento è stato riservato alle altre multinazionali, oltre Apple,  che avevano oneri in sospeso con l’Agenzia delle Entrate, come Google, che ha evaso per circa 300 milioni di Euro, e ha chiuso il contenzioso con un importo certamente di molto inferiore a quello che doveva.

E’ con questo spirito d’eccessiva indulgenza verso i grandi – che invece possono permettersi di saldare le pendenze con il fisco – che bisognerebbe confrontarsi, quando si parla di evasione, mentre ci si trova davanti a soggetti, famiglie, impossibilitati  ad affrontare sanzioni fuori misura, non di rado per atti pregressi, non conciliabili con le situazioni attuali. In funzione dell’applicazione del principio di equità, dovrebbero entrare in merito anche questi ragionamenti, perché proprio al principio di capacità contributiva ci si ispira, come possibile limite alla retroattività delle norme tributarie impositive.
(Virginia Murru)

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