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Alla scoperta di Papa Clemente IX

Monsummano (PT). Prosegue il ciclo di conferenze promosso dall’associazione onlus Fontenova Cultura e Fraternità. Dopo le prime due serate, nelle quali sono stati affrontati come argomenti le strade e i personaggi di Monsummano, e la storia e la diffusione del culto di San Nicola in città, nel terzo appuntamento che si terrà martedì 10 marzo 2015, alle 21,15, all’Oratorio San Carlo di Monsummano (PT), si parlerà di Giulio Rospigliosi, pistoiese, divenuto Papa con il nome di Clemente IX.

ll relatore della serata sarà il professor Giampiero Giampieri già correlatore della prima conferenza. Ma chi era questo personaggio, così interessante ma poco conosciuto? Giulio Rospigliosi (1600-1669) è l’unico pistoiese divenuto papa. La sua famiglia giunse in Toscana dalla Lombardia nel secolo XII e si stabilì a Lamporecchio, da dove, nel ’400, si trasferì a Pistoia. Il pontificato di Giulio Rospigliosi iniziò in modo promettente, ma durò solo due anni, dal 1667 al 1669.

Dato il poco tempo a disposizione Clemente IX non riuscì a portare avanti una propria linea politica. Quindi la sua fama resta legata soprattutto ai ‘libretti’, testi drammatici scritti per musicisti come Stefano Landi, Virgilio Mazzocchi, Marco Marazzoli, Luigi Rossi. Suo regista e scenografo fu spesso Gianlorenzo Bernini, che progettò per lui anche la villa di Spicchio. Da ragazzo studiò a Roma, nel Collegio Romano, e si laureò a Pisa in teologia, in filosofia e diritto. Di nuovo a Roma al servizio dei Barberini, fu introdotto nella complessa realtà politica dell’Europa seicentesca. Divenne così un esperto diplomatico e un intellettuale di respiro europeo. Cominciò a scrivere i suoi primi libretti: il Sant’Alessio, Erminia sul Giordano, Il palazzo incantato… Poi, nominato nunzio apostolico in Spagna, restò per ben 10 anni alla corte di Madrid. Qui conobbe i grandi geni del Siglo de Oro. Due nomi per tutti: Lope de Vega e Calderòn de la Barca. Il primo lo incoraggiò a scrivere; col secondo discusse di drammaturgia.

Tornato in Italia, scrisse altri drammi in cui si avverte l’influsso spagnolo: Dal male il bene, La vita umana, La Baldassarra o la Comica del Cielo. Divenuto papa, cercò di spronare Spagna e Francia nella lotta contro la minaccia dei Turchi (i quali riuscirono a strappare Candia ai Veneziani) e tentò di riconciliare i giansenisti di Francia e Belgio con la chiesa romana. Fu un papa buono, giusto e generoso. Faceva visita agli ammalati dell’ospedale di San Giovanni, aiutava i poveri e liberò gli “Judei de Urba” dall’umiliante corsa che gli Ebrei erano costretti a correre a Carnevale.

Fu amico della regina Cristina la quale, dopo aver abdicato e essersi convertita al cattolicesimo, lasciò la Svezia e scelse Roma e l’Italia. Fu in buoni rapporti col grande Luigi XIV, il famoso Re Sole, che favorì la sua elezione al papato. Conobbe il grande poeta inglese John Milton.

Fonti: Il Tirreno
(Francesco Mulè)

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