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Alla scoperta dell’amore, della carità e dell’amicizia con Marietta Di Sario

Carpi. “La vita: il dono più bello e più grande che Dio, nel suo infinito amore, ha fatto a ciascuno di noi. Eppure è il grande oggetto di disprezzo per tanti che oggigiorno non riescono a valorizzarla appieno, benché realmente “fortunati”.Come si fa a non riflettere su queste parole, che si leggono all’inizio della prefazione del libro “Il dono della vita” di Marietta Di Sario che invita tutti a vivere con fede e amore? Un invito che continua anche nel suo secondo libro “Storia di una vita” (ambedue editi da Publiprint di Roma, il primo con bozzetto di copertina di Vittoria Belladonna ed il secondo di Giovanni Marchetta). Eppure Marietta (ha cinquantasei anni) è invalida al 100% agli arti inferiori e superiori, a causa degli effetti devastanti della poliomielite che l’ha colpita quando aveva solamente quattro anni. Da allora è costretta a vivere inchiodata su una sedia a rotelle e dipende completamentedagli altri in tutto e per tutto (quello che scrive, lo fa con le mani di amici disponibili), Eppure di vitale importanza è per lei l’affetto che riceve in modo incondizionato dai suoi cari e dai tanti amici. Anni fa dalla Lucania si è  trasferita a Carpi, in terra emiliana, dove ha ritrovato la serenità, tra le pareti domestiche della sua amatissima sorella Carmela, del mio carissimo cognato Rocco e affezionatissimo nipote Antonio. La gioia di vivere in famiglia è per lei una sensazione molto speciale. E’ vero, riceve tanto dagli altri, ma sono proprio gli altri a ricevere molto di più da lei. Vogliamo leggere uno dei suoi scritti? Ci farà certamente bene. Il titolo che ha dato, è “La freccia dell’accoglienza”. Inizia parlando di Don Tonino Bello. Ma “ascoltiamo” le sue parole scritte per lei dai suoi amici.“In uno dei suoi scritti, utilizzando le metafore della segnaletica stradale, Don Tonino Bello ci offre tre “segnali” per imboccare “l’unica carreggiata credibile, quella che conduce alla vetta del Golgota! Il primo segnale è “la freccia dell’accoglienza”. In modo estremamente efficace scrive “La freccia dell’accoglienza è una deviazione difficile, che richiese abilità di manovra, ma che porta diritto al cuore del Crocifisso. Accogliere il fratello come un dono (…). Accogliere il fratello con tutti i suoi bagagli, compreso il bagaglio più difficile da far passare alla dogana del nostro egoismo: la sua carta d’identità (…). Coraggio! Il Cristianesimo è la religione dei nomi propri, non delle essenze. Dei volti concreti non degli ectoplasmi. Del prossimo in carne e ossa con cui confrontarsi, e non delle astrazioni volontaristiche con cui crogiolarsi”.E tornando a se stessa, continua:“Senza ombra di dubbio posso affermare che quel lontano 16 luglio del 1992 su quel “treno bianco”, in pellegrinaggio verso la grotta di Massabielle, cuore del Mistero di Lourdes, per la prima volta lungo il mio cammino, sono stata presa per mano e i miei occhi hanno imparato a riconoscere una nuova segnaletica stradale!   Da quel giorno ad oggi la famiglia unitalsiana ha continuato ad accompagnarmi sulle strade della mia non facile esistenza. Nella sezione dell’Unitalsi lucana e dell’Emilia Romagna, ho scoperto la dimensione più autentica della carità, quella resa tangibile dall’amicizia sincera di tutte quelle persone che mi hanno accolto e mi sono state vicine in una vera e propria rinascita nella fede. Ha lasciato la Lucania circa sei anni fa e si è trasferita a Carpi.Lo ricorda benissimo.

Era il 25 aprile (festa della Liberazione, che coincidenza!) del 2008 e all’inizio mi sono sentita come una clandestina sbarcata in una realtà che non mi apparteneva. In breve tempo ho avvertito una certa simpatia nei miei confronti tanto da riuscire a farmi sdrammatizzare sulla mia condizione di persona con handicap ed emigrante. Non semplice simpatia per la mia condizione di difficoltà  ma reale e fraterno apprezzamento per la mia persona, per la storia che mi porto dietro e per tutto il desiderio che ho di rendere un servizio alla comunità che mi accoglie. Sono nate grandi e splendide amicizie, nutrite da tanto rispetto e stima reciproca. Rivivo le emozioni vissute in questi ultimi tre anni, rivedo ad uno ad uno i volti e sento la necessità di ringraziare ogni persona che forma questa straordinaria Associazione, tutti coloro che mi hanno aiutato nel processo di integrazione e che hanno voluto fortemente la mia nomina come consigliere della sottosezione dell’Unitalsi di Carpi prima e regionale poi.Ringrazio il presidente della sottosezione di Carpi, Paolo Carnevali, per la sua instancabile caparbia, competenza e umanità messa del servizio oltre ogni legittima attesa. Fedele consigliere e risolutore di ogni problema, il Signore ha voluto che lo conoscessi ben prima del mio trasferimento a Carpi, il 23 novembre del 2007, durante un convegno dell’Unitalsi a Loreto, proprio nei pressi della Vergine del Cielo. E’ grazie a Paolo che ho conosciuto poi tutto lo staff della sottosezione di Carpi, della sezione regionale e in particolare il neo presidente regionale, il Dott. Francesco Mineo, in lui riconosco un medico di rara umanità, capace di interpretare la sua professione, ed inevitabilmente il suo ruolo nell’Associazione, come servizio disinteressato al paziente, al fratello. Al presidente regionale va la mia riconoscenza!Cari amici, forte della fiducia che riponete in me e animata da profondo senso di appartenenza, ho accolto la nomina di consigliere regionale. Non posso negarvi che in un primo momento ho avuto non pochi dubbi e, come era accaduto, in una prima fase, anche per la mia nomina all’interno del consiglio regionale lucano, ho  pensato di non accettare l’incarico. Quale contributo avrei potuto dare? Quali talenti avrei potuto mettere a disposizione? I miei fratelli nella fede mi hanno dato la risposta: il mio sorriso, la mia mente, il mio cuore e perché no, la mia malattia, la storia di una sofferenza “accettata”. E’ nello scoprire ciò che anche involontariamente riesco a donare agli alti che tutte le volte  trovo la forza, anche quando non c’è, per mettermi in gioco nella misteriosa dinamica dell’Amore. Permettetemi a questo punto di dedicare questa nomina alla mia mamma sicura che da lassù mi guarda soddisfatta e fiera!

Marietta ringrazia la sua famiglia che è in cima alla lista dei suoi ringraziamenti speciali perché l’ha sostenuta in ogni decisione e supportata nei momenti in cui l’angoscia rapiva il cuore.Desidera infine rivolgere un grazie ed un saluto agli assistenti spirituali, ai presidenti di tutte le sottosezioni e a tutto il consiglio regionale. E ricordando quel giorno dice: “L’essere tutti qui oggi  non è un mettersi in mostra ma un mettersi al servizio della nostra Associazione. L’essere qui oggi significa riconoscersi a pieno nella missione dell’Unitalsi con l’impegno di trasformarla, ognuno in base ai propri talenti e alle proprie possibilità, in una testimonianza concreta e condivisa.

Marietta ci lascia con le parole di Don Tonino Bello che nell’individuare la “freccia della comunione” scrive: “Al Golgota si va in corteo, come ci andò Gesù. Non da soli. Pregando, lottando, soffrendo con gli altri. Non con arrampicate solitarie, ma solidarizzando con gli altri che, proprio per avanzare insieme, si danno delle norme, dei progetti, delle regole precise, a cui bisogna sottostare da parte di tutti. Se no, si rompe (…) il tessuto di una comunione che, una volta lacerata, richiederà tempi lunghi per pazienti ricuciture”. Vogliamo concludere riportando i suoi auguri aSalvatore Pagliuca, amico carissimo e brillante avvocato, già vicepresidente dell’Unitalsi nei precedenti mandati e che guiderà l’Unitalsi nel prossimo quinquennio! L’elezione è avvenuta nel corso dell’Assemblea Nazionale, svoltasi il 16 maggio a Roma.“Le mie sincere e personali congratulazioni per questo nuovo e impegnativo incarico sono dettate dalla profonda amicizia che da anni ci lega, ma anche da un radicato senso di appartenenza alla famiglia unitalsiana.Durante la mia non facile esistenza vissuta su una carrozzina, nella sezione dell’Unitalsi lucana e dell’Emilia Romagna, ho scoperto la dimensione più autentica della carità, quella resa tangibile dall’amicizia sincera di tutte quelle persone che mi hanno accolto e mi sono state vicine in una vera e propria rinascita nella fede.E Marietta ricorda che l’Avv. Pagliuca è uno dei volti più belli di questa sua straordinaria esperienza di fede e di vita! E’ anche grazie a lui che ha potuto stabilire contatti preziosi per continuare a vivere l’esperienza unitalsiana a Carpi dove si sono trasferita dalla Lucania da tre anni. La sua storia, come quella di tanti fratelli provati nella sofferenza, si innesta nella storia dell’Unitalsi, rendendola unica e nello stesso tempo simile a tutti coloro che in questa Associazione si riconoscono mettendosi a disposizione degli altri per donare e ricevere con gioia, nella consapevolezza che ciascuno è responsabile dell’Amore che riceve.Memore di quanto ogni giorno riceve, Marietta desidera esprimere al nuovo Presidente Nazionale il suo più grande apprezzamento e la sua immensa gratitudine per l’impegno profuso in tutti questi anni, per la sua straordinaria capacità di interpretare e realizzare nella vita di tutti i giorni il “carisma” dell’Associazione. Marietta ha la certezza che il neo presidente, insieme al nuovo Consiglio Direttivo, saprà intensificare, con il sostegno e la guida della Vergine di Lourdes, il prezioso servizio dato in questi anni all’Unitalsi nella costruzione di una realtà associativa sempre più aperta ai bisogni dei malati e dei poveri, in un’ottica “di evangelizzazione della sofferenza e di carità della sofferenza”, proprio come egli stesso ha auspicato subito dopo la sua elezione.Con la medesima gratitudine Marietta esprime la sua riconoscenza al Presidente uscente Antonio Diella e ai suoi collaboratori per l’impegno serio e responsabile svolto in questi anni al servizio dell’Unitalsi.E noi cosa possiamo dire a Marietta, che vediamo qui in una foto? Grazie, grazie per tutto quello che dai.
(Nino Bellinvia)

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