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Alla (ri)scoperta della chiesa di San Benedetto di Massafra

Massafra. Domenica 19 giugno, nonostante il meteo incerto, si è svolta una visita guidata presso la chiesa di San Benedetto.

Ha fatto da cicerone il prof. Giuseppe Termite, noto studioso della nostra storia, conducendo gli astanti in un percorso del 1600.

Si è cominciato con la descrizione del Palazzo Capreoli, appartenuto all’omonima nobile famiglia.

Diversi membri di tal casato erano negli alti ranghi del clero, e tra questi la figlia del capostipite, Maddalena, che intraprese la carriera monastica nell’ordine delle benedettine ed era destinata a divenire badessa.

Da novizia, passò per diversi conventi, tra cui quello benedettino di Cassino, ma per sua sfortuna morì molto giovane, lasciando parte della propria eredità alla Chiesa con la clausola che venisse costruito un edificio sacro con annesso convento che ospitasse delle suore benedettine e che avesse la stessa struttura architettonica del complesso di Cassino.

Ebbe così avvio l’edificazione della nostra chiesa di San Benedetto, che fu terminata nel 1687.

Essa è composta da un’unica navata centrale; ai lati, in alto sopra l’altare, sono rappresentate Santa Scolastica e Santa Geltrude, mentre nella parte più bassa c’è San Benedetto.

Ai piedi dell’altare si può osservare l’originale stemma di Massafra.

Su ciascusa delle pareti laterali vi sono tre affreschi, sei in tutto, e diverse sculture che raffigurano personaggi conosciuti e venerati dai massafresi del tempo.

Nella sacrestia si trovano altri affreschi molto colorati ed un originale confessionale d’epoca utilizzato dalle suore di clausura.

La parte alta della costruzione è realizzata in legno con una copertura di tegole. Nel sotterraneo, invece, vennero rinvenute delle tombe rimosse qualche anno fa.

Dopo aver esplorato la chiesa, ci si è fermati vicino al cortile interno al cui centro c’è un pozzo che raccoglie l’acqua piovana che cade dai tetti, ma che in passato ha “conservato” anche altro. Durante la Prima Guerra Mondiale, infatti, il convento fu occupato dalle truppe francesi che lo utilizzarono come una caserma, poi al termine del conflitto buttarono le armi e altro materiale in loro possesso proprio in quel pozzo.

In conclusione, non si può che rimanere estasiati dello splendore del monastero di S. Benedetto ma al contempo rammaricarsi per le sue condizioni di conservazione: è necessario un restauro urgente, tanto all’interno quanto all’esterno, d’altro canto esso è un gioiello della “grande bellezza” di Massafra.

Nella foto: l’interno del monastero di San Benedetto.
(Pietro Termite)

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