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Alitalia, Referendum: verso un Sì al pre-accordo Azienda-Sindacati

“Non esiste alternativa al pre-accordo siglato con i sindacati” – lo ha dichiarato il  presidente designato di Alitalia, Luigi Gubitosi, in una trasmissione di Rai3.

Fondamentale dunque che al referendum, partito ieri, 20 aprile, prevalga il sì, ossia il consenso a portare avanti il pre-accordo contenuto nel verbale sottoscritto da azienda e  sindacati il 14 aprile scorso.

Una situazione delicatissima quella dell’ex compagnia di bandiera, forse il momento più difficile della sua storia, il 5 maggio peraltro raggiungerà il traguardo dei 70 anni.

Il nuovo presidente designato poche settimane fa (subentra a Montezemolo), è molto esplicito sulle conseguenze di un risultato che vedesse prevalere i no. Afferma Gubitosi: “qualora avesse la meglio il no, si aprirebbe un processo amministrativo che sarebbe semplicemente disastroso per la compagnia, non ci voglio neppure pensare.”

Il prevalere del sì, invece, ossia il via libera al pre-accordo, sarebbe  l’unica strada percorribile per tentare di rimettere in piedi l’azienda, con un Piano industriale lanciato verso un futuro di prospettive più chiare in termini di sviluppo. “Si sbloccherebbe, se vincesse il consenso al referendum – prosegue Gubitosi – l’aumento di capitale di 2 miliardi di euro, una buona scossa per avviare il nuovo corso, verso il quale deve dirigersi Alitalia”.

Al referendum, avviato ieri, si potrà votare fino al 24 aprile; è previsto che le operazioni di spoglio delle schede partano subito dopo la chiusura dei seggi, che dovrebbero essere 9, secondo una nota diffusa dai sindacati. Saranno 12.300 i dipendenti chiamati ad esprimersi sul verbale siglato da azienda e sindacati. Il 26 aprile prossimo, è in programma un nuovo incontro al Ministero dello Sviluppo economico. Susanna Camusso è inflessibile: “bisogna riconoscere i sacrifici dei lavoratori”.

Per quel che riguarda il Piano industriale, Gubitosi è molto chiaro: “Sono sulla stessa linea di chi sostiene che è necessario un taglio dei costi, operazione che deve essere rapida e incisiva, soprattutto il leasing, i cui prezzi sono fuori mercato. Ma ritengo che il Piano sia troppo timido per quel che riguarda il fronte dello sviluppo. E’ fondamentale rendere operative rotte a lungo raggio, tramite nuovi aerei idonei a servirle.”

E prosegue: “Alitalia riprenderà a volare alle Maldive, si tratta di un volo di linea che sarà attivo 3 volte la settimana. Ma non basta. E’ necessario rendere più efficienti tutte le rotte internazionali, che già si stanno rivelando piuttosto produttive, come quelle che raggiungono le Americhe. Allo studio anche le rotte destinate ad entrare nel mercato dell’Africa del sud, Asia: destinazione privilegiata l’India. E’ nondimeno necessario sollecitare l’arrivo dei nuovi aerei, rispetto ai tempi previsti dal Piano, la collaborazione di Etihad in questo ambito, sarà indispensabile.”

Il pre-accordo prevede una riduzione degli esuberi, da 1338 a 980, e un notevole passo indietro dell’azienda sul taglio alle retribuzioni, si chiedeva il 30%, l’accordo lo ha ridotto all’8%. Per quel che concerne il referendum, non è stato previsto un quorum, pertanto il voto sarà in ogni caso valido. E’ stato deliberato che avranno diritto di voto anche i dipendenti a tempo determinato. Il voto dovrà essere diretto, non sono ammesse deleghe.

L’incontro fissato per il 26 aprile prossimo, tra sindacati e vertici Alitalia, nella sede del Ministero per lo Sviluppo economico, ha il fine di fare il punto sulla situazione che si verrà a creare in seguito all’esito della consultazione referendaria che coinvolge tutti i dipendenti. Ovviamente una prevalenza dei sì, darà seguito alle intese fissate nel verbale, e l’accordo, con la firma delle parti sociali, diventerà definitivo. Oltre all’azienda e ai sindacati di categoria, parteciperanno al vertice anche i capi gabinetto dei ministeri coinvolti.

Sul rilancio della compagnia Luca Cordero di Montezemolo, è ottimista, a tale proposito ha dichiarato:

“Se i lavoratori fossero orientati per il no, devono sapere che dovranno assumersi la responsabilità di questa scelta, perché la conseguenza più immediata è la liquidazione della compagnia.  Se prevalesse il buon senso, le cose sarebbero diverse. Due miliardi di aumento di capitale a disposizione di Alitalia da parte di tutti i soci, forte discontinuità manageriale rispetto al recente passato, con l’arrivo di un manager italiano di valore al comando, nuove rotte e nuovi aerei. Questi sono gli impegni degli azionisti italiani e di Abu Dhabi in Alitalia”

Tutti si augurano di vedere finalmente l’ex compagnia di bandiera fuori dal pantano in cui si trova, e che finalmente sia arrivato il momento del rilancio, tutto dipenderà dall’esito del referendum, saranno i dipendenti infatti a decidere se il 70° compleanno di Alitalia significherà veramente rinascita.
(Virginia Murru)

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