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Aldo Alberto nuovo presidente di Cia Liguria: «L’agricoltura bene comune per coniugare sviluppo economico e presidio del territorio»

Genova. L’agricoltura come bene comune. È il messaggio lanciato da Cia Liguria, che oggi ha eletto Aldo Alberto suo nuovo presidente regionale: «Coniugare sviluppo economico e presidio del territorio è una missione possibile – spiega Alberto – Un esempio concreto? Dalla difesa del suolo e dalla gestione produttiva delle biomasse può originarsi una filiera energetica virtuosa. Una filiera che sia cioè capace di produrre una convenienza economica e, quindi, la sostenibilità stessa dell’intervento pubblico in agricoltura. D’altra parte, anche i recenti e continui casi di dissesto idrogeologico non fanno che confermare come il recupero dei terreni incolti e la salvaguardia del suolo fertile rappresentino un’attività di fondamentale importanza, soprattutto in una regione come la Liguria, in cui da tempo si è raggiunto il livello massimo di sfruttamento del territorio».

55 anni, titolare dell’azienda “Floricola Alberto” di Ceriale (SV), Aldo Alberto succede a Ivano Moscamora alla guida della Cia regionale dopo essere stato presidente per la provincia di Savona negli ultimi due mandati e, in passato, presidente della Coop Ortofrutticola.

«Più lavoro, più risorse, meno burocrazia. È su questi tre pilastri che agirà la nostra azione di rappresentanza nei prossimi anni – spiega il neoletto presidente di Cia Liguria –. L’agricoltura deve tornare a essere percepita come un’occasione di lavoro per i nostri giovani, sia per la potenzialità innata in un settore di eccellenza del made in Italy quale è, appunto, l’agroalimentare; sia adottando un approccio multifunzionale che consideri appunto l’agricoltura un bene comune, e come tale meritevole di incentivi per la salvaguardia del territorio».

Per tutto questo, naturalmente, servono appunto le risorse. «Fondamentale – prosegue Alberto – sarà la partita del nuovo Piano di sviluppo rurale (Psr) dell’Unione Europea per il 2014-2020 che, insieme al necessario cofinanziamento regionale, costituisce da tempo l’unica forma di finanziamento dell’agricoltura. Una spesa che, dopo i continui tagli negli ultimi anni, non potrà essere ulteriormente ridotta, pena la rinuncia a qualsiasi politica di sviluppo».

Il terzo punto, come detto, riguarda la burocrazia. «Nemmeno le politiche economiche più efficaci e le più grandi innovazioni tecnologiche o energetiche, da sole, possono bastare a rilanciare il settore senza una necessaria semplificazione dei mille adempimenti a cui oggi sono sottoposti agricoltori e allevatori – evidenzia il neopresidente di Cia Liguria –. Il nostro è e deve tornare ad essere un lavoro all’aria aperta, non un’attività d’ufficio soffocata da scartoffie che rappresentano enormi costi tanto in termini monetari, che di tempo».

Lavoro, risorse, burocrazia. Parole chiave con un unico punto di approdo: la competitività. Peculiarità dell’agricoltura ligure è quella di essere ancora composta per la maggior parte da imprese piccole e piccolissime che operano in un mondo globalizzato. Imprese, però, fortemente attrattive grazie alla qualità intrinseca nella cultura del cibo e dello stile italiani. «Caratteristica, questa, che è per noi croce e delizia – riflette Alberto. – perché se da una parte scontiamo un’offerta frammentata e difforme che limita la possibilità di estendere la nostra quota di mercato, dall’altra la specificità e l’eccellenza dei nostri prodotti ne rappresentano anche il principale valore aggiunto. La sfida che ci impone il marketing è dunque quella di sviluppare una produzione riconoscibile e fortemente radicata al territorio, senza rinunciare all’elevata qualità che già ci contraddistingue».

Già, ma come fare? «Ricollegandoci al tema del Psr, gli investimenti dovranno essere concentrati su obiettivi strategici: ridurre i costi di produzione e favorire l’organizzazione del settore. Il che significa promuovere innovazione e valorizzare le forme associate, a partire dalla cooperazione, in modo da ottimizzare ciclo produttivo, presenza sui mercati e gestione del prodotto. E sollecitare accordi di filiera che sappiano accrescere e ridistribuire equamente il valore fra produzione, trasformazione, distribuzione e commercio».

«Anche il sistema della rappresentanza dovrà evolversi nella stessa direzione, una necessità di cambiamento che Cia ha già compreso dando vita, insieme a Confagricoltura e all’Alleanza delle cooperative agricole, ad Agrinsieme: un unico raggruppamento che, superando la mera rappresentanza sindacale “di bandiera”, punta a definire una strategia di crescita comune e integrata», aggiunge il presidente uscente di Cia Liguria Ivano Moscamora, che di Agrinsieme è coordinatore regionale. 
(C.S.)

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