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Acqua e sprechi a Castellaneta

Castellaneta. La Cia, Confederazione Italiana Agricoltori di Taranto, segnala che da diversi giorni, 24 ore su 24, un tubo che preleva acqua da un pozzo gestito dall’acquedotto, e che eroga oltre dieci litri al secondo, scarica acqua nella cunetta sulla strada comunale 64 che conduce alla discarica, fuori dell’abitato di Castellaneta.

Già in altre occasioni la Cia ha segnalato tali sprechi; è assurdo che in un momento di grave siccità vengano dissipate risorse idriche che invece potrebbero essere utilizzate per irrigare i campi, tenuto conto l’elevato costo dell’acqua che le aziende agricole sono costrette a pagare. L’acqua è indispensabile per garantire la sicurezza alimentare. Occorrono fra i duemila e i cinquemila litri d’acqua per produrre il cibo che ognuno di noi mangia in un solo giorno; mentre per tutte le altre attività adoperiamo tra i 2 e i 4 litri.

È la Fao (Organizzazione internazionale che si occupa dei problemi dell’alimentazione e dell’agricoltura nel mondo) a darci questi dati che testimoniano quanto la sicurezza alimentare sia legata a doppio filo con la disponibilità di risorse idriche per irrigare i nostri campi. Ed è proprio in questo momento di siccità estrema che la Cia Confederazione Italiana Agricoltori ribadisce la necessità di lavorare seriamente a una rete idrica efficiente, che consenta di gestire al meglio una risorsa così preziosa.

Ogni anno lungo le tubature del sistema idrico si perde mediamente più di un litro d’acqua su tre: si tratta di cifre insostenibili, soprattutto in una fase climaticamente critica come questa, in cui siccità e caldo torrido hanno letteralmente “bruciato” alcune colture.

Il peggio è che questi periodi critici dal punto di vista climatico stanno diventando la norma e non si può sempre ricorrere a interventi tampone che non affrontano la radice del problema. Basti pensare che in Italia, nell’ultimo decennio, le precipitazioni sono diminuite del 20 per cento al Sud, del 15 per cento al Nord e del 9 per cento al Centro, con il conseguente impoverimento del suolo a fini produttivi. Tutto ciò impone, inoltre, di incentivare la ricerca tecnologica perché si aprano nuove possibilità di coltivazioni resistenti alla siccità.

È per questi motivi che la Cia da anni propone la costituzione di una “autorità unica delle acque”, in grado di conciliare l’attenzione all’ambiente con le esigenze di sicurezza alimentare.

Risale al 2010 il “decalogo” della Cia nazionale per un’agricoltura ecocompatibile, che scandisce la buona condotta del settore primario in sei obiettivi fondamentali: la riduzione del 15 per cento dell’uso dell’acqua, del 20 per cento dell’impiego di fitofarmaci, del 15 per cento delle lavorazioni superficiali dei terreni, e contemporaneamente, l’aumento del 30 per cento delle produzioni di biomasse, del 15 per cento delle coltivazioni biologiche e del 3 per cento dei rimboschimenti. Alcuni dei principali strumenti per raggiungere questi obiettivi sono la reintroduzione di rotazioni migliorative, l’uso di colture a radice profonda, la diffusione dell’aridocoltura, oltre che la sostituzione del metodo di irrigazione a pioggia con quello a goccia.

Dopo queste premesse l’auspicio della Cia è che l’acquedotto, in accordo con gli enti che gestiscono l’irrigazione sul territorio, tramite by-pass, anziché sprecare l’acqua buttandola nella cunetta, la immette nelle condotte per consentirne l’utilizzo a scopo irriguo.
(Franco Gigante)

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