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Accordo Alitalia-Sindacati. Svolta o un altro pasticcio?

Ci si avvia a bypassare l’ennesima crisi, un accordo è stato siglato alcuni giorni fa (il 24 febbraio scorso)  tra le parti sociali, per il momento i sindacati hanno messo da parte l’ascia di guerra, ma l’incertezza sul destino della compagnia serpeggia ancora, e Susanna Camusso, segretario della Cgil, non vede tutto chiaro.

L’accordo è stato firmato al Ministero delle Infrastrutture in tarda serata, dopo una  trattativa estenuante di oltre dieci ore. L’intesa  sottoscritta dalle parti, conferma la validità del contratto nazionale che si è chiuso il 31 dicembre, il rinnovo slitterà più avanti, in sospeso c’è la riserva riguardante la presentazione del nuovo piano industriale. Solo i sindacati Usb si sono tirati indietro dall’accordo, riservandosi 24 ore per decidere.

Il ministro dello Sviluppo Economico, Carlo Calenda, si dichiara soddisfatto, e afferma: “almeno si è fatto un passo avanti, ci aspettiamo un clima costruttivo, questo è il primo tentativo verso un’intesa più chiara.”

La Fit Cisl, tramite il segretario nazionale Emiliano Fiorentino,  sottolinea che Alitalia non dovrà più aggrapparsi ad alibi inconsistenti, le conseguenze delle scelte importanti riguardano tutti, e non si possono accettare risoluzioni che vengono soltanto dai vertici. Questa corsa ad ostacoli di meeting e intese, si presume che arriverà ad una conclusione entro la fine di maggio.

Aggiunge Fiorentino: “l’accordo recepisce il fulcro delle nostre richieste, la vigenza e validità del contratto nazionale, ma c’è l’impegno per il rinnovo entro il prossimo maggio”.

Già è noto che il piano industriale non ha un cerchio infinito di manovre, data la precaria situazione finanziaria  della Compagnia; i tagli sui costi restano la via maestra di un risanamento e revisione che per ora non presenta svolte con reali punti fermi. Nell’anno in corso è prevista una perdita di gestione di oltre 600 mln di euro. Alitalia, è bene ricordarlo, ha 12 mila dipendenti.

Non si discute sulla necessità del rinnovo di un adeguato modello di business, che semplicemente miri ad aumentare i ricavi e tagliare i costi, questo, del resto, è l’intercalare che i vertici dell’azienda ripetono spesso. E non c’è una vera e propria strategia che persegua razionalmente l’abbattimento dei costi nei voli, soprattutto in quelli fino a 3 ore. Uno studio al riguardo lo sta portando avanti la “project manager” Laura Cavatorta, una sorta di progetto ibrido, non propriamente una low cost. Ma i sindacati sono piuttosto diffidenti in proposito. Eithad invece è molto propensa alla proposta di una vera low cost, mentre il Presidente Montezemolo caldeggia piuttosto un accordo con Lufthansa, che certamente in fatto di solidità sarebbe una garanzia.

I dirigenti di Alitalia, per ora, si sono impegnati a presentare il piano ai sindacati verso la metà di marzo, in data odierna dovrebbe riunirsi il Consiglio di Amministrazione. Le trattative intanto vanno avanti su due percorsi sindacali diversi: uno con la compagnia e i sindacati confederali, il secondo con le sigle degli autonomi e professionali. Il focus delle istanze è rivolto agli improvvidi tagli sull’occupazione, annunciati da Alitalia quasi a sorpresa poco tempo fa. Non vi è molta elasticità su questo punto fondamentale delle trattative, ed è naturale che i sindacati mirino a strappare un consenso soddisfacente su questo punto ai vertici dell’azienda. “I lavoratori non devono pagare gli errori di management che si sono susseguiti fino ad ora, visto che hanno portato la compagnia ad andare avanti con strategie di sopravvivenza.”

Durante le lunghe ore di trattativa, ci sono state delle ‘stazioni’ di snodo che hanno allentato il confronto, si è trattato di trovare un’intesa sugli scatti di anzianità, per esempio. Con l’accordo raggiunto, il valore degli scatti di anzianità restano sospesi, fino al rinnovo del contratto, nel quale si prevede vengano integrati. Sospeso anche il regolamento aziendale, i vertici della compagnia avevano deciso di renderlo attivo ai primi di marzo prossimo, ma per i sindacati la questione era di primaria importanza, la condizione per trattare. Diversi sono i nodi da sdoganare, e la strada potrà dirsi libera solo dopo la presentazione del piano di rilancio aziendale, ma con la convinzione che si proceda al ritiro degli atti unilaterali.

La pace con i sindacati resta un obiettivo primario anche per Cramer Ball, Ceo di Alitalia. L’Ad sollecita i lavoratori ad una collaborazione costruttiva, ‘minimizzando l’impatto sui clienti’, evitando di  creare blocchi di attività pesanti, tali da compromettere ancora di più la situazione già di per sé critica della compagnia.  E avverte:

“L’accordo con i sindacati sul nuovo contratto di lavoro rimane una delle condizioni imprescindibili per garantire ad Alitalia la sostenibilità e la competitività nel lungo periodo, insieme ad una significativa e strutturale diminuzione dei costi e ad un importante aumento dei ricavi».

L’agitazione che ha avuto luogo il 23 febbraio scorso, già si sapeva che sarebbe costata alla compagnia, e infatti sono stati cancellati il 60% dei voli. Lo sottolinea Ball, e aggiunge:

“Abbiamo riprotetto oltre il 94% dei passeggeri coinvolti, la metà dei quali ha viaggiato lo stesso giorno, e le criticità sugli scali sono state contenute e ben gestite dal nostro personale di front-line».

In una nota diffusa dalla compagnia, si mette in evidenza comunque la soddisfazione per l’accordo raggiunto con i sindacati, in virtù del quale si sono fissati i tempi per un negoziato serio, in maniera tale da approdare quanto prima al nuovo Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro, dove sarà garantito il trattamento economico e la disciplina normativa applicata attualmente. Lavoratori e sindacati, intanto, hanno precisato che non sussiste il confronto con il low cost di Ryanair.

Alitalia ha sofferto sempre per i condizionamenti dovuti al clientelismo, per assunzioni oltre il limite, che hanno contribuito a determinare le pesanti situazioni di crisi che si sono susseguite. La compagnia ha ‘macinato’ un notevole impiego di risorse pubbliche, disperse nei meandri di una gestione che non è mai stata all’altezza della vera competitività, quella che da decenni ha il marchio della globalità.

Sindacati e lavoratori ora attendono riscontri dopo le durissime lotte degli ultimi mesi, categorico Carmelo Barbaglio, segretario Uil, che puntualizza:

“Abbiamo delle precise aspettative sul piano industriale. Che l’azienda non pensi di scaricare la responsabilità della pessima gestione sui lavoratori. Loro hanno già pagato abbastanza.”

E ricorda infine che si tratta della seconda privatizzazione in cui la compagnia fallisce.

Una speranza potrebbe venire dall’ultimo viaggio del Presidente Sergio Mattarella in Cina, insieme alla delegazione della quale ha fatto parte il ministro per le Infrastrutture Graziano Delrio. Le autorità cinesi hanno dimostrato interesse verso le proposte di collaborazione dell’industria italiana, già molto apprezzata, soprattutto nelle grandi metropoli.

Afferma Delrio, a Chongquing, una delle città demograficamente più popolate del dragone, con i suoi 33 milioni di abitanti:

“Abbiamo intenzione di aumentare i collegamenti diretti in Cina, e viceversa. I nostri aeroporti sono pronti sul piano strategico e tecnologico, e non solo Milano e Roma.” Il ministro Delrio fa anche sapere di avere avuto dei colloqui con i rappresentanti dell’aviazione civile cinese, e che resta un obiettivo comune l’incremento dei collegamenti aerei tra i due paesi, non solo per il traffico passeggeri, ma anche per i servizi cargo. Nel corso degli incontri, la delegazione italiana, ha messo in rilievo la necessità di maggiori ‘slot’, per aumentare l’opportunità del traffico nelle rotte tra Cina e Italia.

Per Alitalia dovrebbe rappresentare una buona prospettiva, saranno in definitiva le strategie che i vertici dell’azienda sapranno mettere in campo, la capacità di sfruttare anche queste porte aperte, a decidere l’efficienza e la stabilità future della compagnia.
(Virginia Murru)



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