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Accelera l’inflazione ad aprile: +1,8% su base annua

Il tasso d’inflazione nel 2017 è iniziato all’insegna della ripresa, secondo i dati diffusi dall’Istat,  ad aprile c’è stato un notevole incremento, +1,8%; a marzo era dell’1,4%. E’ il più importante aumento su base annua a partire dal 2013; hanno guidato il balzo in avanti, i prezzi dell’energia – gas ed elettricità – ma in queste dinamiche hanno inciso anche i trasporti, soprattutto quello aereo, nonché ‘il carrello della spesa’ delle famiglie.

Ed è chiaramente un segno positivo, che rileva i movimenti macroeconomici degli ultimi mesi, sintomatici di un andamento generale che finalmente contribuisce a sbloccare l’indice dei prezzi, obiettivo perseguito tramite le misure di Qe  anche da parte della BCE. Il basso tasso d’inflazione era diventato, negli ultimi anni, il nodo che metteva in evidenza l’assenza di vigore dell’economia, non solo in Italia, ma anche nei paesi membri dell’Ue, in particolare in ambito Eurozona. Per Mario Draghi, presidente dell’Eurotower, era uno degli obiettivi primari. L’aumento dell’inflazione evidenzia la propensione ai consumi, il miglioramento della capacità di acquisto, la buona tenuta dell’economia. E’ avvenuto negli States nel 2016, in Europa forse l’inflazione si è sbloccata con qualche mese di ritardo, ma è come una luce verde che lampeggia su prospettive in cambiamento. E del resto anche il Pil dell’area euro, nell’ultimo trimestre del 2016, è cresciuto dell’1,7%, mentre negli Usa si è marciato con un +2%, favorito da un aumento della capacità di spesa delle famiglie, dalla diminuzione del tasso di disoccupazione, dagli investimenti.

Nonostante – secondo la Banca Centrale europea – la crescita economica aggregata, sia considerata solida, non si parla ancora di un aumento dei tassi, e gli interventi in tal senso sono rimandati ‘a tempi più chiari’ sul versante economico. Mentre la Fed ha ritenuto consolidati i dati macro fondamentali, e ha avviato la politica di aumento dei tassi in maniera progressiva già nell’anno in corso (a marzo la Fed ha incrementato il costo del denaro  di un quarto di punto, portandolo tra lo 0,75%-1%).  Sono previsti per il 2017 altri due interventi, sempre di un quarto di punto ciascuno.

Un elemento interessante messo in rilievo dagli analisti, è la mancanza associazione tra crescita economica e inflazione, dati che fino a poco tempo fa erano legati da naturali interdipendenze. Ora questo legame sembra sia stato interrotto da nuove dinamiche economiche, in primis le interazioni del fenomeno globalizzazione, il quale mette in discussione dati e analisi che nel terzo millennio assumono logiche autonome, certamente diverse.

La tendenza a livello globale è di deflazione, per via dell’alta competizione e anche per l’influenza che esercita l’oro nero, ancora il re indiscusso delle fonti energetiche (decide ancora il bello e il cattivo tempo). Globalizzazione e petrolio, considerando anche l’efficienza delle tecniche estrattive, condizionano il tasso d’inflazione nel mondo, e tendono a spingerla verso il basso.  Attualmente (a livello globale), gira intorno al 3%.

Nelle banche centrali si è preso atto da tempo di questi stravolgimenti, del fatto che ripresa economica non significa automaticamente innalzamento del tesso d’inflazione, si tratta pertanto di meccanismi che richiedono nuovi adattamenti, ‘aggiustamenti’ dei sistemi economici, come fa la BCE con le misure di stimolo esercitate dal Qe.

In ogni caso, questo incremento dell’inflazione, giunge sicuramente gradito nel nostro paese, è stato un passo sostenuto e deciso quello che l’Istat ha registrato ad aprile, e resta, come già si è evidenziato, un segno positivo, che contribuisce ad aprire nuove prospettive, anche per i paesi penalizzati da pesanti conti pubblici.
(Virginia Murru)

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