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A Pieve di Teco From Medea di Grazia Verasani inaugura la rassegna questo piccolo grande teatro

Pieve di Teco. Questa sera alle ore 21 in occasione della Festa della Donna, si aprirà al Teatro Salvini la rassegna “Questo Piccolo Grande Teatro”, con la direzione artistica della Compagnia Imperiese “I Cattivi di Cuore”, organizzata dall’assessorato alle Manifestazioni della Provincia di Imperia in collaborazione con il Comune di Pieve di Teco.

“La rassegna – dicono gli organizzatori – quest’anno in versione ridotta per le ormai tristemente note problematiche economiche, si concentrerà nel mese di Marzo, con quattro appuntamenti prodotti da “I Cattivi di Cuore”. Si tratta di quattro appuntamenti tutti al femminile, che inizieranno proprio questa sera e si susseguiranno nei successivi sabati del mese, per ricordare sia le conquiste sociali e politiche delle donne, sia le discriminazioni e le violenze cui esse sono ancora fatte oggetto in molte parti del mondo”.

Il primo spettacolo che viene proposto è il pluripremiato “From Medea” di Grazia Verasani, una coproduzione della compagnia imperiese con il “Teatro del Banchero” di Taggia.
“Si tratta – dice Adalberto Guzzinati, giornalista e critico teatrale – di un appassionante spettacolo che da quattro anni sta girando nei più prestigiosi teatri italiani e che ha dato alle due compagnie grandi soddisfazioni e prestigiosi riconoscimenti. Le giurie dei vari Festival internazionali a cui le Compagnie hanno partecipato, hanno infatti riconosciuto il valore dello spettacolo. La piece è stata premiata come migliore allestimento, per le migliori attrici (numerosi premi sono andati alle quattro protagoniste Maura Amalberti, Giorgia Brusco, Chiara Giribaldi, Federica Spanò), per la Regia di Gino Brusco e la scenografia di Marco Barberis. Lo spettacolo narra di quattro donne rinchiuse in un carcere psichiatrico a scontare la pena per aver commesso il reato di infanticidio. Chiuse in una stanza, trascorrono il loro tempo espiando una condanna che è soprattutto interiore: il senso di colpa per un gesto che ha vanificato le loro esistenze. Dalla convivenza forzata – che a sua volta genera la sofferenza di leggere la propria colpa in quella dell’altra – germogliano amicizie, spezzate confessioni, un conforto mai pienamente consolatorio ma che fa apparire queste donne come colpevoli innocenti. La trama costituisce quasi un espediente per scavare nell’intimo delle donne, per cercare di capire cosa significa davvero essere madre, tralasciando lo stereotipo di un istinto materno naturale in ogni donna e di una maternità serena ed edificante. E’ soprattutto la sospensione del giudizio che qui viene volutamente applicata alle vicende di queste donne che, pur essendo delle assassine, di fatto non ci appaiono mai come tali, anzi, ci piacciono, ci divertono e finiamo col comprendere le loro motivazioni. Quattro donne diverse per personalità e background culturale, ma tutte accomunate da una maternità rifiutata che le ha portate a compiere il drammatico gesto, e da una ricerca disperata di normalità nell’elaborazione ed espiazione della propria colpa. La rassegna del Teatro storico Salvini si chiuderà il 29 marzo, in occasione della Giornata Mondiale del Teatro, voluta dall’Unesco per ricordare come l’arte teatrale possa contribuire alla comprensione ed alla pace tra i popoli.
(Claudio Almanzi)

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