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A Palazzo Cavanis Pino Pascali ritorna a Venezia dopo 50 anni

Venezia. Era il 22 giugno 1968 Pino Pascali era stato invitato alla 34esima Biennale di Venezia ed inaugurava una personale che lo avrebbe consacrato e gli avrebbe fatto vincere il Leone d’oro, ricevuto però purtroppo postumo.

Oggi il grande artista pugliese è tornato come testimonial della sua Regione alla Biennale di Venezia con una grande personale a Palazzo Cavanis. Fino al 24 novembre questo splendido palazzo a Fondamenta delle Zattere sarà infatti “Casa Puglia” (ospiterà eventi, concerti, incontri, balletti e laboratori) per celebrare così degnamente anche il 50esimo anniversario della scomparsa del grande artista.

Molte le opere famose di Pascali in mostra, grazie anche ad importanti prestiti che la Fondazione Pascali ha avuto da generosi e benemeriti partner dell’evento (fra gli altri Regione Puglia, Apulia Film, Comune di Polignano a Mare, Polo Museale della Puglia e Città Metropolitana di Bari).

In esposizione le celebri “Pozzanghere”, i famosi “Caroselli” per alcune grandi marche degli anni Sessanta, la premiatissima “Balena”, le opere più vicine alla Land Art “Attrezzi agricoli”, fino a quelle legate al mare, come la mitica “Bitta”.

La mostra, che è a cura di Antonio Frugis e Roberto Lacarbonara ed ha la direzione artistica di Rosalba Branà, è dunque un vero omaggio all’ arte di Pascali, che non fu soltanto un grande della Pop Art, ma in assoluto uno dei massimi artisti del secondo Novecento.

Pino Pascali è morto, a soli 33 anni, l’11 settembre del 1968 a Roma, tragicamente e prematuramente. E’ forse l’artista pugliese più grande, certamente il più celebre a livello internazionale di tutto il Novecento. Era nato a Bari (i genitori di Polignano a Mare) il 19 ottobre del 1935. Dopo la tragica fine (fu investito da un’auto mentre correva in moto) la sua salma fu inumata nel piccolo cimitero del suo paese di origine.

La carriere artistica di Pascali è stata breve e folgorante. Si era diplomato all’Accademia di Belle Arti di Roma nel 1959 e aveva cominciato subito a farsi notare come scenografo. Aveva eseguito bozzetti, disegni e “corti” per “Carosello” e altre trasmissioni tv, oltre che disegni e plastici di velieri, treni, corazze. Era un instancabile, sensibile e visionario sperimentatore.

Nel 1965 aveva tenuto la sua prima personale, a Roma nella prestigiosa galleria “La Tartaruga”. In soli tre anni si era imposto all’attenzione dei maggior critici d’arte italiani (Vivaldi, Calvesi, Grandi, Rubiu, Boatto, Bucarelli, De Marchis) e di galleristi d’avanguardia, come Sargentini, Sperone, Iolas (che lo presentò nel 1968 a Parigi). Proprio nell’estate del 1968 aveva partecipato su invito con una sala personale alla XXXIV Biennale di Venezia. Era la sua consacrazione: dopo la sua scomparsa, a mostra ancora aperta, gli fu conferito il Premio internazionale per la Scultura. Scultore, scenografo, performer.  
(Claudio Almanzi)


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