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Presentato da Roberto Caprara il libro “Il divo Augusto” di Roberto Toppetta

Massafra. Lo scorso 17 marzo nella sala conferenze del Palazzo della Cultura si è tenuta la presentazione del volume Il divo Augusto – Principe dell’Urbe e dell’Impero del giornalista Roberto Toppetta. All’incontro, oltre all’autore, sono intervenuti Maria Renzelo, presidentessa dell’Archeogruppo “E. Jacovelli”, Alessia Laterza, presidentessa del Rotaract, l’editrice Angela Schena ed il professor Roberto Caprara che ha elogiato Toppetta per la qualità del suo lavoro. Significativo che per la presentazione sia stata scelta la data dell’anniversario dell’Unità d’Italia, considerando che la prima unificazione del Paese è avvenuta proprio con l’Impero romano.

Il giovane Gaio Ottavio, che la leggenda voleva figlio di Apollo, fu un predestinato: costituendo a sue spese un esercito privato, a soli 19 anni raccolse l’eredità di Giulio Cesare, dal quale era stato adottato.  Come testimoniato da Svetonio, egli <<ottenne Magistrature ed onori prima del tempo [legale]; alcune furono create appositamente per lui o gli furono attribuite in modo perpetuo>>. Cesare Ottaviano Augusto, infatti, fu 13 volte Console, Tribuno a vita, Padre della Patria, Pontefice Massimo, Princeps del Senato ed Imperator (titolo che in precedenza individuava il comando dell’esercito, e che poi passò ad indicare il potere supremo).  La sua potestà si concretizzò appieno dopo le due guerre civili combattute a Filippi e ad Azio, conclusesi rispettivamente con la sconfitta dei cesaricidi e con la vittoria su Marco Antonio. Importantissime furono le sue riformeì: riordinò l’amministrazione; riformulò le province; ristrutturò ed abbellì l’Urbe; ripensò il sistema di tassazione e quello monetario; ultimò la riforma dell’esercito; da difensore della tradizione e della morale legiferò in tema di matrimonio, contrastò il lusso e la corruzione (punto, quest’ultimo, purtroppo attuale ancora oggi), avviò un’opera di recupero di quei valori civili e religiosi che costituivano il mos maiorum.

Ottaviano assunse il titolo di Augusto nel 27 d. C., esso ha la stessa radice di <auctoritas>, ed entrambe le parole rimandano al verbo <augeo>, cioè <accresco>. E’ allora un nome carismatico che lo designò come colui che accresce il mondo romano.  Augusto, pur proponendosi come restauratore della Repubblica, portò di fatto Roma nell’era dell’Impero. Concepì un impianto talmente solido da resistere per 3 secoli alle pressioni esterne ed interne, tanto che tale periodo, commemorato dall’Ara Pacis, è noto come Pax Augustea. Tutto ciò gli fu possibile grazie all’agire di una sorta di triade costituita da egli per l’ambito politico, Agrippa per l’aspetto militare, e Mecenate per il settore culturale. Si può dunque affermare che Ottaviano Augusto sia stato probabilmente il più grande statista della storia, facendo sì che la nostra capitale potesse iniziare a guadagnarsi l’appellativo di Città Eterna. Ancora, tra gli avvenimenti accaduti sotto Augusto non si può non ricordare la nascita di Gesù. Nel 14 d. C., a 75 anni, spirò e da morto fu il terzo uomo ad essere consacrato dio dopo Romolo e Giulio Cesare, sebbene fosse considerato divino già in vita. Chi volesse approfondirne la figura può rivolgersi anche allo stesso Imperatore per tramite delle Res Gestae che, da egli redatte, offrono un resoconto delle opere compiute durante la sua vita e carriera.

Nella foto un momento della presentazione del libro.
(Nicola Fabio Assi)

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