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19 luglio flash mob contro il femminicidio e la violenza sulle donne a Varazze, Genova, Savona, Arma di Taggia

Savona. Ogni due giorni uccidono una donna, una di noi, normale, casalinga, lavoratrice, mamma, moglie, compagna. E a uccidere una di noi sono le persone a lei più vicine: il marito, il compagno, il fidanzato…

È un problema di identità del maschio, ma anche della femmina, una tragedia di grave entità e non saranno solo poche parole o qualche gesto simbolico a cambiare le cose.

Ma, in ogni caso, la mobilitazione della società tutta può stimolare la presa di coscienza, la riflessione. Qualche giorno fa, in una trasmissione televisiva, ascoltavo la storia di una giovane ragazza umiliata, picchiata ferocemente dal fidanzato, persino minacciata con un coltello alla gola, salva solo per l’intervento di persone estranee che avevano assistito alla scena e che, pure loro minacciati dal folle, l’avevano riaccompagnata a casa dai genitori. Dopo le cure e la denuncia alla polizia, la ragazza stessa, volontariamente, era fuggita per raggiungere il “fidanzato” e non se ne sapeva più nulla. La madre, disperata, la supplicava di tornare a casa.

Quanto desiderio di autopunizione – forse per essere nata donna, cioè inferiore, succube, senza diritti, soggetta al dominio – c’è in un simile comportamento?

C’è qualcosa che non va, dunque, nella nostra società che ha generato una tale confusione su ciò che possa essere l’amore, la dedizione, l’unione, il sacrificio, ma, soprattutto, il rispetto della dignità e dei diritti umani. Le madri, forse, non sono cresciute con i tempi, non hanno saputo far comprendere ai loro figli maschi che la felicità può essere solo in un rapporto paritario con un altro essere umano che ha gli stessi diritti umani, che l’uomo non viene avvilito dal confronto ma innalzato a un grado più alto che non sia quello di “padrone”. E neppure abbiamo insegnato alle femmine che la famiglia non ha diritto di essere né di chiamarsi tale se non protegge tutti i suoi membri -nessuno inferiore-, non li incoraggia e non santifica il diritto per tutti alla felicità.

Per sollevare, dunque, il problema anche in tempo di ferie e divertimento, vista la grave emergenza, l’Associazione Culturale Donnedamare  ha organizzato un flash mob in cinque diverse regioni italiane: Abruzzo, Liguria, Toscana, Marche, Veneto. La Liguria è la regione con più aderenti: Varazze inizierà alle ore 15 sulle spiagge e sul Molo Marinai d’Italia; Genova alle ore 16, sulle spiagge della baia di San Giuliano; Savona alle 18 ai Bagni Italia e Arma di Taggia alle 21. (Ulteriori informazioni sul sito www.donnedamare.it)

A Savona, dunque, tra le 18 e le 19, ci saranno musiche e coreografie di gruppo con la supervisione della scuola di Zumba A.S.D. Waza. Hanno aderito e partecipano all’evento, l’onorevole del Pd Anna Giacobbe (firmataria della proposta di legge dal titolo “Disposizioni per il contrasto della violenza e delle discriminazioni per motivazioni riferite al sesso o all’orientamento sessuale nonché per la promozione della soggettività femminile”); l’assessore regionale Lorena Rambaudi, l’assessore alla cultura del Comune di Savona Elisa di Padova e l’assessore alla Promozione Sociale, casa, scuola, pari opportunità, Isabella Sorgini. L’assessore Sorgini, impegnatissima in Comune per le scuole, in questo periodo, come pure nella Festa del Partito Democratico (dal 12 al 28 luglio nei giardini del Prolungamento a mare) dove la si può trovare la sera a servire ottime grigliate e salsicce, con la sua grande sensibilità, ha trovato anche il tempo di sostenere questa manifestazione.

Infatti, la Sorgini è sempre in prima linea, in particolare nel costruire una rete di protezione per le donne che abbiano il coraggio di dire basta alla violenza subita: il comune di Savona, infatti, ha creato due case rifugio dove le donne possono trovare assistenza psicologica, ma anche materiale, per sé e per i propri figli. Inoltre, è attivo il servizio Telefono Donna: chiamando lo 019-8313399 tutte possono trovare all’altro capo del telefono una voce amica di volontarie disposte all’ascolto, al sostegno, che possono dare anche un aiuto concreto.

A ognuno di noi, maschi o femmine che siamo, non rimane che rispondere all’appello del flash mob e soprattutto iniziare a vedere il mondo con un taglio diverso: quello di un solo genere umano.


Nella foto, un vaso con forme rosse e carne, della giovane artista Serena Salino che, nella sua “SinteticArte”, esprime proprio la dinamica e la sofferenza dell’essere femminile.
(Renata Rusca Zargar)


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