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“Tempus Fugit”, mostra di Liliana Cecchin a Finalborgo

Finale Ligure. Sabato 3 novembre, alle ore 17, sarà inaugurata all’oratorio de’ Disciplinanti del Complesso monumentale di Santa Caterina a Finalborgo la mostra di Liliana Cecchin “Tempus Fugit”, patrocinata dall’assessorato alla Cultura e al turismo del Comune di Finale Ligure.

Si legge nella presentazione del catalogo redatta da Alessandra Redaelli:

Quando, ormai un po’ di anni fa, ho conosciuto il lavoro di Liliana Cecchin sono rimasta colpita da quanto profondamente i suoi scorci metropolitani affondassero dentro di me. Quella piccola folla anonima che si affrettava verso un punto invisibile fuori dalla tela, quei corpi che si urtavano senza vedersi, ignari gli uni degli altri, facevano parte del mio vissuto in una maniera quasi primordiale. E non solo perché io, milanese doc, sono stata svezzata a pane e metropolitana, trascinata per mano mille volte, anch’io, da un adulto frettoloso da qualche parte che nemmeno ricordo; piccola, persa in una folla grigia e uniforme tanto più grande di me, folla di cui mi saltavano agli occhi proprio le gambe, i piedi, le borse oscillanti. Non solo. Ma anche perché la consapevolezza di questo mondo che corre fa parte oramai di tutti noi che viviamo in questo scorcio di inizio millennio. Sia che abitiamo in una metropoli, sia che viviamo in un piccolo paese, ma che alla metropoli, volenti o nolenti, siamo costretti a fare riferimento, calamita imprescindibile e ipnotico polo d’attrazione.

Ecco, il lavoro di Liliana Cecchin parla proprio di quel tempo che non esiste, il tempo non vissuto che trascorre tra il partire e l’arrivare. Non il tempo autentico di chi siede in treno accanto al finestrino e osserva il paesaggio scorrere in sintonia con il flusso dei propri pensieri, e nemmeno quello di chi sale in auto, accende l’autoradio e lascia che la strada lo accolga, che il viaggio lo faccia suo. Quello di Liliana è il tempo che si vorrebbe cancellare con un colpo di spugna, escludere da una vita in cui l’attesa (di una lettera, di una telefonata, di quel documento di cui abbiamo bisogno) è stata azzerata da tablet, mail, cellulari, scansioni, skype, facebook, twitter. E’ il tempo nullo dello spostamento obbligato, troppo breve e caotico, gremito di troppe intrusioni, perché il cervello possa aprirsi al pensiero, volare ad altro. E’ un tempo contratto in se stesso, passato a contare stazioni e a scrutare l’orologio. Tempo fermo e crudele in cui ogni uomo è una monade, ignaro e disinteressato a ciò che gli succede accanto.

La folla che Liliana fotografa, e di cui poi coglie l’essenza sulla tela, va così veloce da lasciare vuoti enormi, spazi che l’artista colma di una luce così vivida da farsi abbagliante. Questa elegantissima scansione degli spazi del quadro è un’altra delle caratteristiche dei lavori di Liliana che mi hanno subito incantato. Perché quel vuoto lì è solo un vuoto apparente, come apparente è il senso di comunità e di insieme di tutte quelle persone che corrono. Quel vuoto catalizza lo sguardo proprio per la sua insondabile profondità, sia esso pura luce o l’attenta riproduzione di una pavimentazione stradale. E il vuoto non è solo creato dalla fuga periferica dei soggetti ma anche, spesso, dalla scelta di abbassare repentinamente l’inquadratura, riducendo i personaggi alle sole gambe e relegandoli a una parte esigua nella zona più alta della tela. Ecco allora che la sensazione dello spettatore è quasi quella di un capogiro, di uno smarrimento, di stare inseguendo qualcosa che non si raggiungerà mai. Sensazione enfatizzata dal fatto che molto spesso i personaggi ritratti dall’artista ci mostrano le spalle, troppo frettolosi e distratti per scambiare uno sguardo di comunicazione, non solo tra loro, ma anche con noi”.

La mostra sarà visitabile fino al 2 dicembre, dalle ore 15 alle 20, tutti i giorni escluso il  lunedì. L’ingresso è libero.
(C.S.)


LILIANA CECCHIN


BIOGRAFIA

Nasce a Santhia’ (VC) il 17/12/1955.

Consegue la maturità artistica al Primo Liceo Artistico di Torino  e frequenta lo Studio torinese dell’artista Romano Campagnoli,  da cui apprende le nozioni incisorie.

Partecipa al Premio Arte Mondadori  arrivando tra i finalisti in mostra nel 2001 con l’opera “Ayrton”  e nel 2004 con l’opera “percorsi quotidiani”. Vince il  XXVI premio Olivero a Saluzzo nel 2004 . Nel 2008 vince il Premio “Artemisia” -  Ancona , il premio “l’acqua la natura le donne” Galleria Arte in Movimento, Sarzana  e supera la prima selezione del BP Portrait Award.

Nel 2009 è tra i premiati al Premio Agazzi e al Premio Emilio GOLA.

La sua ricerca pittorica si concentra sulla ritrattistica e sul movimento della gente nei luoghi piu’ affollati (supermercati, stazioni,  metropolitana, porticati cittadini), gente che va e viene, gente delle grandi città, Torino, Milano, Bologna, gente qualunque, uomini d’affari, donne, madri, bimbi, anziani, giovani; una testimonianza del “traffico umano” in cui ci tuffiamo quotidianamente.

Nei suoi lavori si percepisce il senso di solitudine attraverso gli spazi vuoti dei pavimenti e delle strade in netto contrasto con il movimento frenetico delle persone che vi camminano sopra, persone che non si incontrano, che non dialogano, prese come sono dai problemi di ogni giorno.


ELENCO MOSTRE PERSONALI ultimi anni


2009  -  “Walking throught the city”

Galleria Arte in Movimento – Sarzana                A cura di Emanuela Orsini

2007  -  “Gente di tutti i giorni, gente di tutti i luoghi”

Comune di Brandizzo (TO)    Presentazione Enrico Pastore/Caterina Romeo Catalogo

2006  -  “Milano underground”Galleria Previtali – Milano A cura di Alessandra Redaelli Catal

2005 –  “Percorsi quotidiani” Galleria Gnaccarini Arte – Bologna


PRINCIPALI MOSTRE COLLETTIVE / FIERE / RASSEGNE  ultimi anni


2012  – Biennale di Venezia – Padiglione Italia . Torino Sala Nervi – Catalogo

-         Arte Accessibile 2012 (12/15 Aprile) Stand Open Art Milano

2010 – “Metropolitan baby”Galleria Previtali – Milano

A cura di Chiara Canali, Emma Gravagnuolo,Alessandra Redaelli  Catalogo

2010   -  La città dal volto invisibile” Cecchin, Ciancaglini, Gasparini A cura di Alessandra Redaelli

Galleria Previtali – Milano  Catalogo

2010   – 14/04/2010 – 09/05/2010  a) 15/05/2010 – 13/06/2010  b)

“Materiali resistenti”Le sorelle di artemisia La donna tra arte e libertà

a)   Museo Diffuso della Resistenza della Deportazione,,,

TORINO  b)   Casa per l’Arte e l’architettura “La Giardinera” SETTIMO TORINESE

Catalogo -  testo critico Pino Mantovani

2009    “grandi dimensioni  5 artisti a confronto”

Rassegna Saluzzo Arte    Catalogo

2008  -   “L’Acqua, la natura, le donne”   Fortezza  Firmafede – Sarzana (SP)  A cura di Galleria         Arte in Movimento

2008  -    “Premio Artemisia 2008” Mole Vanvitelliana – Ancona  Rassegna nazionale di pittura figurativa contemporanea   Catalogo

2006 -  ART SALZBURG – Stand Gnaccarini Arte Bologna


2005  -  “Daegu/Milano fine arts exibition”  Collettiva   DAEGU (Corea del Sud) Catalogo

-          LINEART – GENT (Belgio) – Stand Gnaccarini Arte Bologna


PREMI E RICONOSCIMENTI PIU’ SIGNIFICATIVI


2012 – finalista V Premio Movimento nelle segrete di Bocca – Libreria Bocca Milano


2010- 1° Premio Rassegna Nazionale Arte Contemporanea  Citta’ di GIUSSANO


2009 – Premio Stile Concorso SAREZZO (BS)


-        3° classificata IX Biennale arte contemporanea  Torre Strozzi (PG)


2008 – 1° Premio PREMIO ARTEMISIA Ancona


1° Premio concorso “l’Acqua, la natura le donne” gall.Arte in movimento Sarzana


BP Portrait Award – National Portrait Gallery Londra – selezione finale


2004/ 2001 – Finalista Premio Arte Mondador i Pal.La Permanente Milano


1° classificata  XXVI Premio Matteo Olivero SALUZZO


Link utili:


www.equilibriarte.net

www.openartmilano.it


Alessandra Redaelli (presentazione mostra “Milano underground”- Galleria Previtali – Milano)


………..”E’ proprio lei, la metropoli, al centro della poetica di Liliana Cecchin. La racconta in scorci che hanno il sapore di scatti fotografici immediati, registrati nell’urgenza di fermare l’istante. I luoghi che elegge a soggetto – quando sono riconoscibili – sono stazioni della metropolitana, marciapiedi affollati. I momenti, intuitivamente, le ore di punta. La fretta si legge nelle posture dei corpi, nei visi affondati nelle sciarpe, nella totale mancanza di sguardi che si incontrano, di qualsiasi forma di dialogo. E la pennellata pastosa, la costruzione dei volumi per zone di luce e ombra, con i visi ridotti ad una semplice macchia rosa, al massimo sporcata da un graffio marrone per dare l’idea di una barba, rafforzano quella sensazione di anonimità.

Una sensazione portata all’estremo nelle tele in cui Liliana decide di abbassare repentinamente l’inquadratura, riducendola alle gambe e ai piedi. Lì la distanza tra i personaggi e lo spettatore aumenta ulteriormente, la piccola folla è relegata al fondo dello spazio del quadro, non ci sono più i visi – ancorché macchie – a darci l’illusione di poter azzardare un riconoscimento. In queste tele talvolta Liliana arriva a ridurre la tavolozza a una monocromia sui toni dell’azzurro o del marrone, allora la stessa interpretazione della scena è messa in forse, lo sguardo si ferma spaesato alla ricerca di punti di riferimento nella scansione di volumi e di spazi, e quando arriva a leggere il significato coglie all’istante, come una rivelazione, il sentimento che Liliana riassume negli ultimi due versi di una sua poesia di qualche anno fa: “Sempre più soli tra la gente, percorriamo la vita/che scorre sotto ai nostri piedi””.

Benedicta Miller (Collettiva “Donne” – La Giardiniera Settimo Torinese)

………”Liliana Cecchin ci fornisce una chiave di lettura personale e matura del mondo, una sorta di ricerca all’interno del quotidiano e del possibile che la conduce ad una pittura fatta di “frame” dal taglio personale”.

Elisa Bergamino (rivista Italia Arte)

……..”è autrice raffinata e sensibile. I suoi personaggi, metafora della modernità sconvolta e anonima che abita le nostre metropoli, sono spesso ripresi da dietro, in lontananza o con visi indefiniti come indefinito è il rapportarsi con la folla, con gli estranei che ogni giorno affollano le nostre vite. L’arte di Cecchin non è però alienante, anzi, scavando nell’indole dell’uomo porta alla luce l’essenza del mondo, quasi nuovo realismo per un’arte che vive anche di puntigliosa ricerca stilistica, di sapiente impostazione formale. Le sue tele sono come scatti di istantanee, con in piu’ l’onirico sfiorire dei contorni, della definizione delle forme, suggestioni di luce per un’arte introspettiva e colta”.


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