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“Los ojos del mundo estarán puestos en Cataluña…”

“El pais’, riguardo alle imminenti elezioni in Catalogna, oggi titolava in primo piano: “los  ojos  del  mundo estarán  puestos en Cataluña…”.

E del resto le vicende politiche degli ultimi anni, sono state caratterizzate da forti tensioni  tra il governo centrale di Madrid e la Catalogna, al punto da suscitare curiosità e attenzione, non solo in Occidente e nell’Unione Europea, ma in tutto il mondo. La situazione è delicatissima sul piano politico, per il nuovo assetto al quale andrebbe incontro la Spagna, ma anche per le  ripercussioni di carattere internazionale.

I conflitti interni degli ultimi due anni sono stati inequivocabili tra la Generalitat della regione e il governo, che comunque ha fatto ben poco ultimamente per creare un clima di dialogo e distensione, ha anzi inasprito i rapporti con interventi che si sono rivelati autentico veleno in circostanze di questo genere. Ridurre l’autonomia di una regione che da troppo tempo coltiva ideali d’indipendentismo, comminare sanzioni pesanti, per violazioni da perseguire con estrema cautela in momenti così difficili, significa alimentare un fuoco che non ha mai arso sotto la cenere, e nemmeno si è manifestato con semplice ‘fumo’, ma con vigorose fiammate di ostilità e dure contrapposizioni.

Il ministro della difesa, Pedro Morenes, con chiaro riferimento alle intenzioni dei rappresentanti della coalizione secessionista (soprattutto quelli della lista ‘Junts pel Sì’), e del candidato alla Presidenza, Raul Romeva, ha dichiarato in modo sibillino, ma in un periodo così delicato anche piuttosto esplicito, che: ‘se si rispetterà la legge, se ognuno dimostrerà senso di responsabilità’, l’esercito non interverrà.. A buon intenditor poche parole.

Tra poco meno di 24 ore la Spagna potrebbe risvegliarsi con nuove frontiere, se le elezioni regionali dovessero dare ragione ai separatisti; il colpo sarebbe comunque durissimo, quasi inaccettabile se si considerano le vicissitudini storiche e politiche che legano la Catalogna alla Spagna. Ma l’obiettivo di chi sogna la Repubblica Catalana indipendente, non è certo utopia, e sembra proprio dietro l’angolo se si analizzano i sondaggi e le mire del popolo catalano, da tempo in rotta col governo di Madrid.

Quest’ultimo, come si è constatato,  non ha fatto molto per ridurre il margine di rivolta che arriva dalle sponde del Mediterraneo, dove si estende questa regione e la città più rappresentativa, Barcellona, con il suo milione e mezzo di abitanti. Barcellona, tuttavia, secondo i sondaggi, non sarebbe un vero e proprio covo di secessionisti, sembrerebbe anzi che gli abitanti siano i più cauti di tutta la regione, riguardo ai risvolti che potrebbero seguire alle consultazioni che si svolgeranno nella giornata odierna.

Il presidente uscente, Artur Mas, non perde occasione per ricordare al governo centrale che le elezioni hanno un evidente carattere plebiscitario, e qualora gli indipendentisti riuscissero a raggiungere la maggioranza prevista dalla legge, sarà un messaggio popolare chiaro ed esplicito, orientato verso la totale autonomia. Non solo, la coalizione di forze che mirano al raggiungimento di questo obiettivo, hanno da tempo dichiarato che nel giro di un anno e mezzo, la proclamazione dell’indipendenza sarà automatica per diritto, e unilaterale.. Sembrerebbe che al governo centrale, messo al muro da una simile evenienza, non resti che prendere atto delle consultazioni, intese anche come referendum sul tema più caro alla maggioranza dei catalani. Caro ai catalani, ma non al resto degli spagnoli, che non solo osteggiano cercando di frenare gli entusiasmi, ma agiscono tramite i rappresentanti in parlamento affinché il pericolo della secessione venga scongiurato. Si agisce attraverso le armi legali che concede la Costituzione spagnola, la quale non prevede una libera determinazione in questo senso, in qualsiasi territorio dello stato. E’ una battaglia e una sfida che dura da tempo, tra gli amministratori locali della Catalogna e il governo, il quale non ha esitato a chiedere l’intervento della Corte Costituzionale, in vista di questa minaccia annunciata e resa ormai concreta, secondo i sondaggi, dagli esiti elettorali quasi scontati. Nelle prossime ore,  ci saranno in Catalogna circa cinque milioni di persone chiamate ad esprimere un parere su questo tema scottante, quasi intrattabile per chi considera lo stato un’entità unica e indivisibile, garanzia sancita per di più dalla Costituzione.

Tutti gli ostacoli messi sul campo dal governo non hanno scoraggiato né limitato l’ardimento dei rappresentanti politici del popolo catalano, che ha ulteriormente sfidato il potere centrale, nonostante gli scandali di corruzione che quest’ultimo ha rilevato a carico del partito del governatore  uscente, accusato di avere accettato tangenti da un facoltoso imprenditore, per foraggiarne l’attività politica. Allo scandalo sono seguite multe non di poco conto, legittime, data la violazione delle norme in vigore relative ai reati di corruzione, ma ritenute anche eccessive, e certo non opportune in una congiuntura così delicata. La parola spetterà al popolo. Secondo gli editoriali pubblicati negli ultimi tempi da El pais, El mundo, El periodico de Catalunya, e da tutti gli altri quotidiani spagnoli, potrebbe anche verificarsi a sorpresa un andamento del voto non favorevole, o non espressamente così prevalente per quel che riguarda il consenso verso l’indipendenza della regione.  I sondaggi prevedono infatti  uno scarso afflusso alle urne, in contraddizione con la sostanziale importanza della consultazione, che al contrario avrebbe dovuto stimolare la popolazione ad intervenire responsabilmente per il destino del proprio territorio, movimentare le masse senza precedenti, e invece paradossalmente la tendenza sembra procedere contro corrente.

Il premier, Mariano Rajoy, nell’ultimo comizio per il ‘no alla secessione’, era in compagnia di Sarkozy, suo alleato nel Ppe, ma l’avversione nei confronti dei politici separatisti catalani arriva dalla maggior parte dei paesi europei, la Merkel, con la pacatezza dei suoi moniti, ricorda che l’Unione Europea deve essere garantita anche attraverso l’integrità e i trattati approvati dagli stati membri..

Nemmeno il buon senso espresso dagli Scozzesi nelle ultime consultazioni, è stato d’esempio per i ribelli catalani, la Scozia ha temuto l’isolamento e le conseguenze di un’autonomia che in fin dei conti presenta sempre pesanti incognite, non semplici da gestire.

Il raggiungimento dell’indipendenza acquista valore di libertà e riscatto per tutti i popoli che nel corso della storia sono riusciti a realizzare il sogno dell’autonomia dalla ‘madre patria’, che li considerava colonie, e non facenti strettamente parte della propria civiltà e cultura. Com’è accaduto ai tantissimi stati africani legati da secoli a diverse nazioni europee, e agli stessi Stati Uniti, che nel 1776, dopo un lungo conflitto, hanno proclamato l’indipendenza dalla Gran Bretagna.

Non è un segno molto positivo quando questo avviene all’interno di uno stato col quale si sono condivisi secoli di storia e civiltà, e dunque per orgoglio e ideali non propriamente democratici, se ne pretende lo svincolo e l’indipendenza, ignorando, com’è il caso della Catalogna, anche la Costituzione, che dovrebbe rappresentare la fonte del diritto di ogni cittadino, ma anche un riferimento per i doveri, tra questi la lealtà e il rispetto non sono optional da sottovalutare. Le rivoluzioni del passato hanno sempre rappresentato un riferimento per altri popoli, sono state uno stimolo per portare avanti rivendicazioni sociali e politiche, e anche in questo caso potrebbe fungere da ‘detonatore’, per tante regioni in Europa che non aspettano altro per portare avanti un disegno di ‘fuga’ dal proprio paese di appartenenza. Forse non si punta abbastanza l’obiettivo su questo orizzonte, che potrebbe essere tutt’altro che pacifico, originare conflitti e disagi in un momento in cui l’Europa affronta una delle crisi economiche più rilevanti della sua storia.

Staremo a vedere cosa risponderanno i catalani con questa consultazione elettorale importantissima. Qualora il verdetto delle urne dovesse essere nettamente favorevole ai separatisti, il governo centrale spagnolo non resterà impassibile, e non permetterà facilmente l’indipendenza. Potrebbe entrare in gioco la Corte di Giustizia dell’UE a pieno diritto, in quanto la Spagna, come tutti sanno, è uno dei principali paesi membri dell’Unione. La Catalogna potrebbe rischiare addirittura l’espulsione. Sarà una storia lunga, e diciotto mesi non sarebbero sufficienti ai catalani per raggiungere la sospirata autonomia, anche se la Generalitat scalpiterà, e i ‘preparativi’ in tal senso fervono, ci saranno ancora ostacoli, data l’illegalità dell’impresa che si vorrebbe raggiungere. Il timore è che non diventi una storia infinita come quella che ha caratterizzato per decenni il nazionalismo dei Paesi Baschi.. La storia è sempre stata un’ottima maestra, anche se le sue lezioni sono state sempre ignorate.
(Virginia Murru)

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