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“Il Foglio volante” di febbraio

“Il Foglio volante” di febbraio è un numero speciale con quattro pagine in più. Si apre con un microracconto di Amerigo Iannacone e vi compaiono poi, oltre alle solite rubriche, testi di Flavio Amicucci, Bastiano, Loretta Bonucci, Fabiano Braccini, Andrea Cacciavillani, Aldo Cervo, Carmine Cirillo, Annamaria Crisafulli Sartori, Antonio De Angelis, Filippo De Angelis, Francesco De Napoli, Tony Di Filippo, Maria Giusti, Vito Faiuolo, Pierangelo Marini, Silvana Poccioni, Patrick Sammut, Adolf Shvedchikov, Rita Sinagoga, Gerardo Vacana, Bruno Vezzuto, Carlo G. Zizola.

Ricordiamo che per ricevere copia saggio, ci si può rivolgere a: fogliovolante@libero.it oppure al numero telefonico 0865.90.99.50. Per ricevere regolarmente il giornale in formato cartaceo è necessario abbonarsi. L’abbonamento dà diritto a ricevere tre libri omaggio, per un importo superiore al costo dell’abbonamento (18 euro).

Riportiamo,il microracconto pubblicato in apertura, un breve pezzo dalla rubrica “Appunti e spunti – Annotazioni linguistiche” e una poesia di Filippo De Angelis.

Lo spettro

Lo spettro si aggirava nell’aria. Non aveva forma, non aveva consistenza, non aveva sembianze. Era grigio cinereo. Ed era lí, fluttuava pigramente nell’aria.

Jeanclaude era seduto su una panchina ai giardinetti, intorno pullulava la vita: c’erano bambini che giocavano, piú in là due signore che discorrevano, qualcuno che passeggiava con il cane al guinzaglio. Tra l’erba delle aiuole, le margherite sorridevano alla giovane primavera. Ma Jeanclaude non si interessava a quanto lo circondava. Era immerso nei suoi pensieri.

Il grigio spettro che fluttuava insidioso nell’aria, scese, si posò su di lui, si impossessò di lui. Jeanclaude cadde in una malinconia profonda, senza speranze, senza orizzonti.

L’uomo ripercorreva il lungo, accidentato, involuto viaggio della sua vita. Lo ripercorreva all’incontrario, fino ai primi ricordi, poi lo ripercorreva di nuovo dagli albori ad oggi, attraverso i numerosi, ricorrenti fallimenti, attraverso la massa di sogni infranti e speranze frustrate. Era tutto grigio. Era tutto fosco.

Il suo stato ipocondrico lo spingeva sempre piú verso il nulla, il nulla assoluto. E lo spettro poteva vantare ancora una vittoria.

Poi ripartí, il perfido spettro. Ripartí a caccia di una nuova vittima.

1.4.2012

Amerigo Iannacone

Cene e interrogativi

Un bel film americano del 1967con Spencer Tracy e Katharine Hepburn, che passa ancora spesso sugli schermi televisivi, si intitolava Guess Who’s Coming to Dinner, titolo che nella versione italiana divenne Indovina chi viene a cena?, col punto interrogativo finale. Ma quel punto interrogativo costituisce un errore grossolano: non ci vorrebbe perché non si tratta di una domanda. “Indovina” infatti è un imperativo rivolto a un “tu” generico e perciò al massimo alla fine poteva andare un punto esclamativo. Scritto cosí come è scritto, è come se si rivolgesse una domanda in terza persona: “(Egli) indovina chi viene a cena?”, che non avrebbe senso, o come se ci si rivolgesse col “lei” all’interlocutore, cosa ovviamente assurda. Si tratta di quelle cose che, magari perché ritenute piccole e poco importanti, vengono fatte con leggerezza e che, però, proprio perché si tratta – come in questo caso – di un film fatto bene, divulgano errori linguistici a una vasta platea, e seminando dubbi tra i ragazzi.

Passeggiata catartica

Sul tardi, all’ombra delle querce,

verso il monte inerpicano passi lenti ,

vagano gli occhi in cerca

del passaggio di cinghiali nel fosso

e del finocchio selvatico

che punge l’aria.


Invitano scure nei roveti

le more

che già vidi corolle

in questa lunga stagione.


Un sorriso, un silenzio tra noi,

una pagliuzza tra i denti;

incomprensibili come zaffate

di menta e di timo

s’alzano gli spettri dei ricordi

e torna in me l’essere stato

figlio dei fiori e del vento.


Come il verde scolorito delle felci

si perdono le immagini

di “Tema” e di “Proposta”

di un vecchio gruppo rock  anni sessanta

dentro i fruscii a lato della strada

e dell’anima,

sotto foglie morenti.

Filippo De Angelis
Venafro (Isernia)

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