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“Album di famiglia” è il nuovo cd di Simone Cristicchi

Milano. Esce il 14 febbraio il nuovo cd di Simone Cristicchi intitolato “Album  di famiglia”, il quarto nella sua piena maturità artistica e consapevolezza di stile, contenente anche “Mi manchi” e “La prima volta  (che sono morto)” con cui è in gara al prossimo festival di Sanremo.

“È un amore mai del tutto svelato e troppo profondo per esser cancellato – anticipa l’artista parlando del primo brano – E allora meglio preservarlo questo amore, nasconderlo agli occhi del mondo, anche agli occhi suoi, soprattutto quando le parole per svelarlo proprio a chi si ama, non escono e non usciranno mai”.

L’intero album funziona come un talismano pieno di vita e che riesce a parlare anche di un tema solitamente rimosso come la morte in “La prima volta  (che sono morto)”.

“Perché attendere l’ultimo momento per accorgerci che la vita che abbiamo vissuto non è quella che volevamo? – si chiede – Una vita terrena c’è sicuramente: una seconda opportunità chissà. Gira voce nell’aldilà possa capitare di giocare a briscola con Pertini, passeggiare con Chaplin, trovarsi persino invitati alla ‘prima’ del nuovo film di Pisolini, e che non ci attenda né Paradiso, né Purgatorio, nemmeno l’Inferno: pare più una scuola serale tipo un corso di aggiornamento, dove impari ad amare la vita in ogni singolo momento. E allora perché perdere altro tempo?”.

In “Cigarettes” con Nino Frassica, l’integrazione rivisitata, un documento storico diventa, inaspettatamente, cartina di tornasole per i nostri ‘razzismi involontari’. “Le sol le mar” è una cartolina estiva e grottesca da un Bel Paese eternamente in cerca d’identità.

L’album è un riassunto tematico di tutte le strade di ricerca percorse da Cristicchi in questi ultimi otto anni: “I matti de Roma” è anche una tappa del raccontare la sua città, “Senza notte né giorno” è la  storia da un passato in cui il lavoro è il rischio e la fatica di una vita intera; in “Sipario” rivive la magia polverosa e antichissima dello stare in scena, i mille mestieri che creano una condizione unica, effimera eppure immortale: lo spettacolo. La crudeltà che può attraversare il mondo dei media, pronti a farsi cannibali e giudici della vita privata delle persone, viene denunciata nella struggente “Laura” ispirata all’attrice Laura Antonelli.

“Canzone piccola” e “La cosa più bella del mondo” sono piccoli capolavori di romanticismo moderno, esempi di quella ‘onestà delle emozioni in musica’ di cui Cristicchi è ormai un giovane maestro riconosciuto.

La riscoperta della complessa vicenda dell’esodo giuliano-dalmata é in “Magazzino 18”, nome del deposito situato nel porto d Trieste che conserva moltissime masserizie abbandonate da un intera generazione di italiani costretti all’esilio.

Nel finale dell’album, Simone Cristicchi ci regale la poesia “Testamento” di Mauro Marè, considerato uno dei più grandi poeti del secondo ’900 nel comporre versi in dialetto romanesco, un commiato dal mondo dolcissimo e lieve, come l’aria che soffia su una collina.
(Franco Gigante)

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